Sahara Occidentale: quale ruolo per l’Unione Africana nella risoluzione del conflitto?

Pubblicato il 25 marzo 2019 alle 12:56 in Africa Sahara Occidentale

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La città di Marrakech ospiterà a breve una conferenza ministeriale sul ruolo dell’Unione africana nel processo politico di pacificazione del Sahara Occidentale guidato dalle Nazioni Unite. È quanto riportato dal quotidiano Moroccan World News, domenica 24 marzo, specificando che 40 paesi africani invieranno le loro delegazioni per partecipare alla conferenza.

Tema centrale dell’incontro sarà altresì la discussione del decreto n. 693 (XXXI), approvato dall’Assemblea decisionale dell’Unione Africana, il 2 luglio 2018 a Nouakchott, in Mauritania. “La decisione”, ha dichiarato il Ministero degli Affari Esteri in un suo comunicato, “stabilisce l’esclusività delle Nazioni Unite nel conflitto del Sahara Occidentale”. Il Ministero ha inoltre aggiunto che la conferenza di Marrakech rappresenterà una componente fondamentale della “strategia degli Stati africani impegnati a rafforzare l’unità del continente e a respingere qualsiasi tentativo di deviare dalle sue priorità più urgenti, che sono lo sviluppo umano sostenibile, la prosperità e l’integrazione dei suoi cittadini”.

Durante l’Alta Commissione congiunta tra il Marocco e il Ruanda, tenutasi il 19 marzo, il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale del Marocco, Nasser Bourita, aveva già parlato della posizione dell’Unione Africana in merito al conflitto nel Sahara Occidentale. In quell’occasione, Bourita aveva criticato il coinvolgimento dell’organizzazione africana e aveva chiesto che evitasse “dibattiti sterili, inutili e fuori dalla realtà rispetto alla questione del Sahara Occidentale”.

Al 31 ° vertice di Nouakchott, svoltosi dal 25 giugno al 2 luglio 2018, l’Unione aveva già deciso di limitare il proprio ruolo nel conflitto. Proprio nel luglio 2018, infatti, il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, aveva pubblicato un rapporto in cui sottolineava che le Nazioni Unite erano l’unico organismo legittimamente incaricato di trovare una soluzione concordata e reciprocamente accettabile per il conflitto. Il rapporto aveva però ribadito il sostegno dell’UA al processo politico guidato dall’ONU.

La disputa nel Sahara occidentalerisale al 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco annesse una parte di tale area, situata sulla costa nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, annunciò la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria. Successivamente, intraprese una guerriglia per l’indipendenza fin quando, il 6 settembre 1991, venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). A oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale.

Il Fronte Polisario, invece, continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiedono circa mezzo milione di individui. Il Fronte, infatti, controlla una striscia desertica del Sahara Occidentale a est delle mura di difesa del Marocco. Si stima che i militanti siano circa 10.000, concentrati non nel Sahara Occidentale, ma a Tindouf. In questa città, il Fronte organizza campi profughi per la popolazione sahrawi che, secondo le ultime stime delle Nazioni Unite, lì soffrono per la mancanza di aiuti umanitari e per malnutrizione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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