Russiagate: non ci sono prove di collusione tra Trump e la Russia

Pubblicato il 25 marzo 2019 alle 16:32 in USA e Canada

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Il Consigliere speciale che ha condotto l’inchiesta sul Russiagate, Robert Mueller, non ha trovato prove di collusione tra il presidente americano, Donald Trump, e la Russia durante la campagna elettorale per le elezioni del 2016. Tuttavia, la questione riguardante l’accusa di aver ostacolato lo svolgimento delle indagini rimane aperta. 

Il Procuratore Generale degli Stati Uniti, William Barr, ha riferito che la squadra di Mueller non ha trovato prove sufficienti per giustificare le accuse contro Trump. Tale conclusione rappresenta un’importante vittoria politica per il presidente americano, secondo quanto riporta Reuters. Trump ha prontamente risposto alla notizia chiedendo “completa e totale assoluzione”, mentre la i suoi avversari hanno espresso insoddisfazione per il risultato dell’inchiesta. I Democratici hanno promesso di continuare le indagini tramite il Congresso, per approfondire gli affari ed i rapporti intrattenuti dall’attuale presidente americano con la Russia. L’indagine di Mueller è durata 22 mesi e la conclusione raggiunta è che nessuno nella campagna elettorale di Trump “ha cospirato o si è coordinato con il governo russo”, secondo quanto riporta il riassunto di quattro pagine del rapporto di Mueller. La questione del Russiagate ha segnato la presidenza Trump fin dall’inizio. In tale contesto, il rapporto di Mueller rappresenta un’importante svolta della vicenda, ora che il presidente si prepara alla battaglia per la rielezione del 2020. 

Trump ha descritto l’indagine del Russiagate come una “caccia alle streghe”, affermando che non c’è stata nessuna collusione con la Russia e negando di aver ostacolato la giustizia. Alla notizia delle conclusioni di Mueller, Trump ha dichiarato, domenica 24 marzo: “È un peccato che il nostro Paese abbia dovuto affrontare tutto questo”. Molti degli oppositori di Trump avevano accusato il presidente di aver ostacolato le indagini sulla Russia, a causa del licenziamento dell’ex direttore dell’FBI, James Comey, nel 2017. Tuttavia, sebbene Mueller non abbia raggiunto la conclusione che Trump ha infranto la legge, l’indagine non è terminata. Infatti, Mueller ha presentato le prove raccolte fino ad ora a William Barr, che prenderà una decisone. “Anche se questo rapporto non giunge alla conclusione che il Presidente abbia commesso un crimine, non lo scagiona”, Barr ha citato Mueller nel rapporto finale dell’indagine che ha portato a diverse condanne per alcuni dei collaboratori di Trump. Barr ha riferito che lui e il sostituto procuratore generale, Rod Rosenstein, si sono trovati d’accordo con la conclusione di Mueller.  I Democratici, tuttavia, hanno chiesto di visionare il rapporto. 

Il portavoce della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, e il leader democratico del Senato, Chuck Schumer, hanno sottolineato che Mueller non ha chiarito le responsabilità di Trump rispetto alla questione dell’ostruzione. Ciò “dimostra quanto sia urgente che la relazione completa e la documentazione sottostante siano rese pubbliche senza ulteriori ritardi”. Non è ancora chiaro, tuttavia, quando il rapporto sarà reso pubblico. Da parte sua, Mueller ha formalmente chiuso le indagini venerdì 22 marzo. Tra i condannati in questa inchiesta c’è anche l’ex consigliere di Trump, George Papadopoulos, che ha scontato 14 giorni di carcere. Si era dichiarato colpevole, nell’ottobre 2017, di aver mentito all’FBI riguardo le tempistiche degli incontri avvenuti con i presunti intermediari di Mosca. È stato il primo ex assistente di Trump a venire arrestato nel quadro dell’indagine sul presunto complotto del Cremlino atto a influenzare le elezioni presidenziali americane del 2016. Nel verdetto riguardante Papadopoulos, pronunciato venerdì 7 settembre, l’ex consigliere è stato condannato anche a 12 mesi di libertà vigilata, 200 ore di lavori socialmente utili e una multa di 9.500 dollari. In tale occasione, Papadopoulos aveva affermato che l’indagine sul Russiagate ha implicazioni globali, e che “la verità conta”.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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