Razzo lanciato da Gaza colpisce abitazione a nord di Tel Aviv

Pubblicato il 25 marzo 2019 alle 9:35 in Israele Palestina

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Un razzo a lunga gittata, lanciato dalla Striscia di Gaza, ha colpito una casa situata a nord di Tel Aviv, il 25 marzo, distruggendo l’abitazione e ferendo 6 persone. Un evento del genere non si verificava dalla guerra di Gaza del 2014.

L’attacco si è verificato nelle prime ore del mattino, a Mishmeret, una piccola città a nord di Tel Aviv. In quel momento, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, si trovava a Washington, dove è prevista una dichiarazione del presidente americano, Donald Trump, che formalizzi il riconoscimento della sovranità israeliana sulle Alture del Golan. Il territorio, al momento, risulta conteso con la Siria, da cui Israele l’ha conquistato, a seguito della guerra del 1967. Prima dell’attacco, l’esercito israeliano aveva attivato le sirene anti-aeree nell’area.

Il servizio di protezione civile locale ha, però, riferito che i 6 occupanti della casa colpita dal razzo, inclusi 2 bambini, sono stati trasferiti all’ospedale a causa delle ferite riportate dall’attacco. Le immagini dei media israeliani hanno mostrato un edificio che aveva preso fuoco ed è risultato gravemente danneggiato. Secondo le autorità militari israeliane, il razzo è stato lanciato dalla Striscia di Gaza, un territorio costiero a 80 km di distanza, dove Hamas e altri gruppi di resistenza armata palestinese possiedono tali dispositivi offensivi. Emmanuel Nahshon, portavoce del ministero degli Esteri israeliano, ha confermato che la casa di Mishmeret è stata colpita da un razzo proveniente proprio dalla Striscia di Gaza. Nessuna rivendicazione o conferma è ancora pervenuta dalla controparte palestinese. Secondo il quotidiano The Times of Israel, Netanyahu ha accorciato la sua permanenza negli Stati Uniti e ha dichiarato che Israele risponderà con la forza a tale attacco.

Al momento i rapporti tra Israele e palestinesi sono caratterizzati da una forte tensione e si teme un’escalation, in vista delle elezioni israeliane del 9 aprile, da una parte, e dell’anniversario della Marcia del Ritorno, dall’altra. La Marcia del Ritorno si riferisce ad una serie di proteste, iniziate a Gaza il 30 marzo 2018. Il progetto degli organizzatori della marcia prevedeva l’avvicinamento graduale alla barriera di sicurezza israeliana in una serie di manifestazioni che dovevano durare fino al 15 maggio 2018, giorno in cui si celebra lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Catastrofe, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948.

Tali proteste sono culminate il 14 maggio 2018, giorno del contestato trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, con la morte di più di 60 persone e il ferimento di 2.700 palestinesi che stavano manifestando al confine tra Gaza e Israele. La tensione tra Israele e palestinesi si era già manifestata, il 14 marzo, con il lancio di un altro razzo nei pressi di Tel Aviv. Tale attacco, tuttavia, non aveva causato vittime o danni. In risposta, le autorità israeliane avevano lanciato una serie di raid contro alcune postazioni di Hamas a Gaza. 

Il 14 marzo, Hamas aveva negato la responsabilità dell’attacco contro Tel Aviv, affermando che i missili erano stati lanciati quando l’ala militare del gruppo si stava incontrando con i mediatori egiziani, per cercare di rafforzare il cessate il fuoco con Israele. Tali dichiarazioni rappresentano un insolito gesto, che indica la volontà di Hamas di impedire un’ulteriore escalation. Il ministero degli interni di Gaza ha affermato che il lancio di razzi è andato “contro il consenso nazionale” e aveva promesso di trovare e punire gli autori dell’operazione.

Tuttavia, anche gli altri gruppi di resistenza della Striscia di Gaza, la Jihad islamica e i Comitati di resistenza popolare, avevano negato di aver effettuato tale attacco. “Queste accuse sono semplici menzogne dell’occupazione israeliana”, aveva riferito Daoud Shihab, portavoce della Jihad islamica. “Il nostro movimento e le sue truppe militari, le Brigate di Al-Quds non hanno lanciato nessun missile”, aveva aggiunto. A seguito dell’attacco del 25 marzo, i gruppi di resistenza armata palestinese a Gaza hanno abbandonato le loro postazioni, nel timore dei raid con cui Israele risponderà al razzo da Gaza. Il timore di un’escalation nell’area continua a rafforzarsi. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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