Raid USA in Afghanistan: 13 vittime civili, di cui 10 bambini

Pubblicato il 25 marzo 2019 alle 18:30 in Afghanistan Asia

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Un raid aereo statunitense in Afghanistan ha causato 13 vittime civili, tra cui 10 bambini, e 3 feriti. Lo ha riferito un’agenzia delle Nazioni Unite lunedì 25 marzo.

L’attacco aereo, accaduto sabato 23 marzo mattina, è avvenuto nel mentre di uno scontro tra talebani e forze congiunte dell’esercito nazionale afghano e quello statunitense che imperversava da 30 ore nella provincia settentrionale di Kunduz. Tale regione è nota per essere un bastione delle forze ribelli talebane. L’incidente è dunque avvenuto nel quartiere di Telawka, vicino alla città di Kunduz.

La Missione di Assistenza dell’Onu in Afghanistan, l’UNAMA, ha rilasciato un documento preliminare sull’avvenimento, dove si legge che le vittime dell’attacco non erano originarie della provincia ma in precedenza sfollate da una zona di guerra del Paese. Nel testo si afferma che sono in corso indagini per confermare che tutte e 13 le persone sono effettivamente decedute durante il raid aereo americano.

Debra Richardson, la portavoce della missione di supporto Resolute a guida NATO in Afghanistan, ha dichiarato che le forze degli Stati Uniti hanno effettivamente diretto un attacco aereo sul territorio, ma altresì affermato che non vi è ancora conferma che la missione abbia causato vittime tra i civili. La portavoce Richardson ha poi specificato che la missione Resolute mira a prevenire vittime civili, mentre sono i talebani quelli che si nascono intenzionalmente tra i civili.

Nella stessa giornata di sabato 23 marzo, numerose sono state le vittime dagli scontri tra le due fazioni. Sempre a Kunduz, due soldati americani sono rimasti uccisi in un combattimento nella precedente giornata di venerdì 22 marzo. Il Dipartimento della Difesa americano ha identificato le vittime nei soldati Joseph Collette, 29 anni, e il sergente Will Lindsay, 33 anni. Nella stessa città le forze afghane, godendo dell’appoggio aereo della NATO, hanno recentemente ucciso 58 combattenti talebani, tra cui numerosi comandanti del gruppo; a renderlo noto è stato, sabato 23 marzo, il Ministero della Difesa tramite un messaggio su Twitter. I talebani hanno reso noto di aver ucciso 19 unità delle forze afghane e 5 di quelle internazionali. Pesanti scontri sono avvenuti anche a Helmand, dove sono morti anche civili. Sempre il 23 marzo, i talebani avevano rivendicato anche le due esplosioni verificatesi durante le celebrazioni del Farmers Day, festa nazionale in Afghanistan, presso uno stadio della città di Lashkar Gah, causando la morte di 4 persone e il ferimento di altre 31, tra cui lo stesso governatore del distretto.

Domenica 10 marzo, altri attacchi aerei americani sotto l’egida della NATO sul suolo afghano hanno causato 13 vittime civili, tra cui diversi bambini. La portavoce Richardson, in quell’occasione, ha affermato che il raid aereo è stato effettuato per autodifesa e che le milizie afghane avevano puntato come obiettivo un centro talebano. Richardson ha dichiarato che le truppe NATO stanno “combattendo in un ambiente complesso contro coloro che intenzionalmente uccidono e usano i civili come scudi”, e che le truppe USA si attengono ai più alti standard “di accuratezza e sensibilità”.

Le squadre di sciopero afghane  addestrate e supervisionate dalla C.I.A. rappresentano una forza efficace contro alcuni dei gruppi militanti più brutali del paese. Ma sono stati anche collegati a abusi diffusi, compiendo torture e uccisioni con quasi impunità. Operano in parallelo con l’esercito degli Stati Uniti, ma in base a regole più sciolte. Negli ultimi mesi, le forze armate americane hanno aumentato gli attacchi contro i talebani, cercando un punto di leva mentre i negoziatori americani intrattengono colloqui di pace con i militanti.

Secondo un rapporto dell’Onu pubblicato domenica 24 febbraio, il numero di civili afghani uccisi nel corso del 2018, per via di raid aerei statunitensi e attentati suicidi, è il più alto di sempre. Il conflitto in corso in Afghanistan nell’ultimo anno ha causato la morte di 3.804 civili, di cui 927 bambini; si tratta di un nuovo record, che corrisponde a un +11% rispetto al bilancio dei civili uccisi nel 2017, secondo le stime raccolte nel report pubblicato dalla UNAMA. Secondo il rapporto, 1.185 civili sono stati uccisi e altri 1.427 sono rimasti feriti a causa di operazioni condotte dalle forze governative. Le operazioni aeree hanno causato la morte o il ferimento di 492 bambini, in quanto numerosi attacchi sono stati condotti contro soggetti antigovernativi che si nascondevano tra la popolazione civile. Quanto ai talebani, nel 2018 essi sono stati responsabili della morte di 1.751 civili, contro i 916 del 2017. Lo Stato Islamico, nell’ultimo anno, ha invece ucciso o ferito 2.181 civili.La questione delle vittime civili è stata sollevata a gennaio durante i colloqui tra i talebani e i rappresentanti americani a Doha, in Qatar.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. 16 anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi sono riusciti ad evitare un secondo attacco simile a quello delle Torri Gemelle, senza tuttavia essere stati capaci di porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia dei talebani.

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di Redazione

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