Mali: attacco etnico, almeno 160 pastori Fulani uccisi

Pubblicato il 24 marzo 2019 alle 6:00 in Africa Mali

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Alcuni uomini armati hanno ucciso almeno 160 pastori di etnia Fulani nel Mali centrale, sabato 23 marzo, in uno degli attacchi che si è configurato come tra i più letali nella regione.

Gli attacchi, condotti contro i villaggi di Ogossagou e Welingara, sono avvenuti mentre una missione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite stava visitando il Paese nel tentativo di trovare soluzioni alla violenza che ha provocato la morte di centinaia di civili nel corso del 2018, violenza che ora si sta diffondendo nella regione del Sahel dell’Africa occidentale.

Moulaye Guindo, sindaco del vicino villaggio di Bankass, ha affermato che un gruppo di uomini armati, vestiti con i tradizionali abidi dei cacciatori Donzo, hanno accerchiato e attaccato il villaggio di Ogossagou intorno alle 4 del mattino, uccidendo almeno 157 persone. “È un bilancio altissimo”, ha riferito Guindo, aggiungendo che il villaggio è ora completamente devastato, e che anche un secondo villaggio Fulani limitrofo, quello di Welingara, è stato attaccato, causando “alcune” vittime, il cui numero non è ancora stato accertato.

Una fonte interna alla missione di peacekeeping dell’Onu attualmente operativa nel Paese ha reso noto che, stando ai funzionari locali, il bilancio attuale delle vittime si attesta a 115 morti, tra cui donne e bambini.

Un residente di Ogossagou, che ha preferito restare anonimo per ragioni di sicurezza, ha affermato che l’aggressione è parsa essere una vendetta per un raid avvenuto il giorno precedente, venerdì 22 marzo, e nel quale 23 soldati erano stati uccisi per mano di un gruppo affiliato ad al-Qaeda. Tale formazione aveva affermato che il raid operato era a sua volta una reazione alle violenze dell’esercito maliano e delle forze di sicurezza governative contro i Fulani.

Gruppi jihadisti associati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico hanno sfruttato e fomentato le rivalità etniche già esistenti in Mali e nei Paesi vicini, Burkina Faso e Niger, per aumentare il successo del loro reclutamento tra le proprie fila, e rendere ampie porzioni degli Stati ingovernabili.

Gli ambasciatori del Consiglio di Sicurezza avevano incontrato il presidente maliano, Ibrahim Boubacar Keita, insieme ad altri funzionari governativi, nella giornata di venerdì 22 marzo, per discutere delle violenze e della lenta implementazione di un accordo di pace stipulato nel 2015 con i gruppi armati di matrice non islamista. “Un palese senso di frustrazione tra i membri del Consiglio di Sicurezza in merito alla velocità di attuazione dell’Accordo di Pace del Mali”, ha twittato in proposito un rappresentante britannico della missione, Stephen Hickey, concludendo che il Consiglio si è preparato a imporre sanzioni contro chi impedirà tale attuazione.

Le truppe francesi sono intervenute in Mali, ex colonia francese, nel 2013, per respingere l’avanzata jihadista dal deserto settentrionale. Tuttavia, i militanti islamici da allora hanno lentamente ripreso piede, espandendo nuovamente la loro presenza nel Mali centrale e nei Paesi vicini. Circa 4.500 unità francesi sono ancora stanziate nella regione del Sahel, e la maggior parte proprio in Mali. Nella regione sono presenti anche centinaia di unità degli Stati Uniti.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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