Delegazione eritrea in Somaliland: cooperazione regionale in cima all’agenda

Pubblicato il 19 marzo 2019 alle 13:21 in Eritrea Somalia

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Una delegazione eritrea, guidata dal ministro degli Affari Esteri, Osman Saleh, è giunta per la prima volta, lunedì 18 marzo, in Somaliland, regione separatista della Somalia settentrionale. Si tratta di una visita della durata di tre giorni, durante i quali le autorità dell’Eritrea e del Somaliland terranno una serie di incontri nella capitale, Hargeisa, per discutere degli impegni comuni in termini di cooperazione regionale e per promuovere la pace.

Nella giornata di ieri, la delegazione eritrea ha intrattenuto colloqui con il presidente del Somaliland, Muse Bihi Abdi, il quale ha espresso gratitudine per l’iniziativa. Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Informazione eritreo, Yemane Meskel, l’obiettivo di questa prima visita ad Hargeisa è stato quello di capire la posizione e l’impegno del Somaliland e allo stesso tempo di introdurre la questione della pace regionale. Durante la visita, la delegazione politica dell’Eritrea terrà altri numerosi incontri con un’ampia gamma di attori.

Nelle sue osservazioni, il ministro degli Esteri Saleh ha specificato: “Siamo stati inviati dal nostro presidente, Isaias Afwerki, per comprendere cosa succede nel Somaliland. Negli ultimi vent’anni, infatti, siamo stati poco attenti alla situazione politica del Corno d’Africa, perché abbiamo dovuto fronteggiare i nostri problemi interni. Una guerra è stata condotta contro il nostro Paese dalla milizia etiope del Tigrè, nel 1998. In seguito, mentre cercavamo di liberarci da tutte le sottomissioni, l’Eritrea è stata altresì colpita da dure sanzioni. Ora la pace prevale nel Corno d’Africa, in particolare tra Etiopia ed Eritrea, e per questo inizieremo a rafforzare la cooperazione con gli altri Paesi. Adesso è tempo per noi di visitare il Somaliland e capire qual è la situazione”. Il ministro Saleh ha successivamente aggiunto: “Abbiamo tenuto un incontro con il presidente Muse Bihi Abdi, il quale ha fatto un briefing molto importante e interessante. Ci ha spiegato la situazione politica, sociale ed economica del Paese e abbiamo capito quali sono le realtà prevalenti in Somaliland”.

Il Somaliland si è separato dalla Somalia nel maggio 1991, proclamando la propria indipendenza. Ciononostante, non ha mai ottenuto il riconoscimento della comunità internazionale. Una disputa con la regione nord-orientale di Puntland è iniziata nel 1998, quando questo si è proclamato Stato autonomo e ha iniziato a rivendicare la sua sovranità sui territori al confine con il Somaliland. Il Puntland rivendica le aree di Sool, Sanaag e Ayn (Khatumo-SSC), in virtù del legame con la popolazione tribale del luogo. Da parte sua, il Somaliland considera quei territori come propri, in quanto parte dei confini originari del protettorato britannico della Somalia. Le violenze si sono intensificate nel 2010, durante le elezioni presidenziali in Somaliland, e nel 2016, in seguito alla cattura di un importante membro dell’amministrazione di Puntland, Mohamed Farah Adan. La situazione si è ulteriormente aggravata il 24 maggio 2018, quando uno scontro tra gli eserciti delle due regioni ha provocato la morte di circa 40 soldati. Il vicepresidente del Puntland, Abdihakim Abdullahi, ha riferito di voler continuare a combattere fino a quando non libererà la città di Las Anod, ritenuta illegalmente occupata dalla Somaliland.

Dall’altra parte, Eritrea ed Etiopia, hanno firmato un accordo di pace, il 9 luglio, promettendo di chiudere una delle pagine più complesse dell’Africa. Il conflitto tra i due Paesi, in corso dal 1998, ha destabilizzato l’intera regione e ha visto entrambi i governi dedicare gran parte dei loro budget nella sicurezza. L’Etiopia è diventata un Paese senza sbocco sul mare dal 24 maggio 1993, quando l’Eritrea si è costituita come Stato indipendente. Cinque anni dopo, il 6 maggio 1998, i due vicini hanno cominciato una guerra per la demarcazione del loro confine condiviso. Anche negli anni successivi all’accordo di Algeri, siglato il 12 dicembre del 2000, periodici scontri si sono verificati in seguito al rifiuto dell’Etiopia di accettare la sentenza della Commissione per la delimitazione dei confini sostenuta dall’ONU. Dal 1998, le violenze hanno causato la morte di circa 80.000 persone. La sentenza della Commissione aveva stabilito che la città di Badme, al confine tra i due Stati, dovesse essere ceduta all’Eritrea. Tuttavia, l’Etiopia si è sempre rifiutata di accettare questa condizione e le dispute di confine non sono mai cessate. Il 6 giugno 2018, con una dichiarazione inaspettata, Abiy aveva affermato di essere pronto ad accogliere integralmente tutte le decisioni della Commissione, accogliendo di fatto anche la cessione di Badme.

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Chiara Gentili

di Redazione

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