Yemen: coalizione saudita causa morte di 22 civili

Pubblicato il 12 marzo 2019 alle 17:03 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione saudita che bombarda i ribelli sciiti Houthi in Yemen ha causato la morte di almeno 22 civili, tra cui 10 donne e 12 bambini, nel Nord del Paese, nel corso dei due giorni passati. È quanto hanno reso noto le Nazioni Unite, martedì 12 marzo, specificando che i raid hanno colpito la provincia di Hajjah, dove sono stati feriti altri 30 civili.

“Condanniamo queste morti e i ferimenti in modo inequivocabile e porgiamo le nostre più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime”, ha riferito il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite, Lise Grande, la quale ha aggiunto che “è oltraggioso che civili innocenti continuino a morire in un conflitto che, al contrario, dovrebbe essere risolto”.

Alcune aree della provincia di Hajjah sono controllate dalle forze governative, che fanno capo al presidente dello Yemen, Rabbo Mansour Hadi, unico riconosciuto dalla comunità internazionale. Altri distretti, come quello di Kushar, invece, sono sotto il controllo dei ribelli Houthi, appoggiati segretamente dall’Iran e da Hezbollah.

L’ufficiale Houthi Deifallah al-Shami ha accusato la coalizione saudita di “aver commesso deliberatamente tale massacro”. Da parte sua, la coalizione, al momento, non ha rilasciato alcun commento sull’accaduto.

La guerra civile in Yemen, scoppiata il 22 marzo 2015, contrappone i ribelli sciiti Houthi da una parte, e le forze governative del presidente Hadi dall’altra. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione araba a guida saudita è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

Riad ritiene che l’Iran fornisca armi e missili balistici ai ribelli sciiti, con i quali questi cercano di colpire il suo territorio nazionale. Teheran, tuttavia, ha sempre respinto le accuse, affermando che gli attacchi dei ribelli yemeniti sarebbero giunti in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen e che gli Houthi avrebbero sviluppato da soli le capacità per produrre armi difensive, tra le quali i missili. Sia la coalizione araba, sia Teheran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

Secondo lo Armed Conflict Location and Event Data (ACLED), nei primi 11 mesi del 2018, sono state contate almeno 28.959 morti, una cifra maggiore del 68% rispetto a quella registrata nello stesso periodo del 2017. Secondo il report, tale aumento è stato dovuto all’intensificarsi dei bombardamenti da parte della coalizione saudita contro i ribelli sciiti Houthi, in vista dei colloqui di pace sponsorizzati dall’Onu in Svezia, iniziati il 9 dicembre. Novembre 2018, in particolare, è stato il mese in cui è morto il maggior numero di persone in Yemen, dall’inizio del conflitto, con almeno 2.959 decessi documentati.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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