Algeria: Bouteflika rinuncia al suo quinto mandato presidenziale

Pubblicato il 12 marzo 2019 alle 13:17 in Africa Algeria

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Il presidente dell’Algeria, Abdelaziz Bouteflika, ha annunciato, lunedì 11 marzo, che non si candiderà per un quinto mandato e che rimanderà le elezioni fino a quando le proteste di massa, esplose nel Paese in risposta al suo tentativo di concorrere nuovamente per la carica presidenziale, non si placheranno. In un messaggio trasmesso dall’agenzia di stampa ufficiale algerina, APS, il presidente 82enne ha altresì riferito che le elezioni si terranno solo dopo che verrà istituita una conferenza nazionale sulle riforme politiche e costituzionali da mettere in atto entro la fine del 2019.

“Il 18 aprile non ci saranno elezioni presidenziali”, ha chiarito Bouteflika, riferendosi alla data precedentemente prevista per il voto, e ha aggiunto che la sua decisione è stata presa in seguito alla pressante richiesta proveniente da una larga parte della società civile. Settimane di manifestazioni sono state portate avanti contro il piano di Bouteflika di ricandidarsi alle prossime elezioni ed estendere così il suo mandato presidenziale, che dura già da 20 anni. La rivolta ha attirato milioni di cittadini nelle strade e nelle città di tutto il Paese.

Il presidente ha inoltre affermato che ci sarebbe stato presto un rimpasto governativo. Secondo quanto riportato da APS, il primo ministro, Ahmed Ouyahia, ha rassegnato lunedì stesso le dimissioni ed è stato sostituito dal ministro dell’Interno Noureddine Bedoui. Ramtane Lamamra, invece, è stato nominato vice primo ministro, una nomina che prima non esisteva.

Alla notizia di lunedì, le celebrazioni hanno sostituito le proteste. Nella capitale, Algeri, la gente è scesa per le strade sventolando le bandiere e cantando l’inno nazionale. Bouteflika, tuttavia, non ha annunciato un termine entro il quale indire le nuove elezioni. Alcuni temono che questa decisione di rinviare a tempo indefinito i sondaggi presidenziali possa essere una minaccia alla democrazia algerina. Altri, pensano che la mossa possa spianare la strada ad un successore appositamente scelto dal presidente.

“Anche se questa è una bella vittoria per il popolo algerino e il gesto è stato notevole, non credo che l’intero regime e il suo sistema stiano per collassare”, ha riferito ad Al Jazeera Dalia Ghanem Yazbeck, una ricercatrice del Carnegie Middle East Center. “Questo è un regime composto da diversi strati e circoli di potere. Se hai il partito di governo, il Fronte di Liberazione Nazionale, hai la burocrazia, la leadership politica e militare, i magnati del business”, ha aggiunto la fonte. Un altro ricercatore intervistato da Al Jazeera, Amel Boubekeur, studioso della Scuola per studi avanzati di Parigi in Scienze sociali, ha dichiarato che, dopo l’annuncio di lunedì, “tutti gli occhi sono puntati sull’esercito: a parte Bouteflika, l’esercito non lascerà che nuove proteste esplodano e imporrà le sue condizioni sulle posizioni che verranno accettate”.

Le protesteerano iniziate il 22 febbraio. Il 3 marzo il presidente aveva cercato di placare i manifestanti proponendo una conferenza di dialogo nazionale, il cambio della costituzione e nuove votazioni entro un anno dalla sua rielezione. Le promesse, tuttavia, non erano riuscite a sedare la rabbia pubblica e avevano acuito il malcontento in diversi settori, soprattutto giovani e studenti.

Bouteflika è in carica dal 1999, e ricandidandosi alle elezioni previste per aprile 2019 vorrebbe ottenere il quinto mandato presidenziale. Il leader algerino, che ha compiuto 82 anni proprio sabato 2 marzo, gode di salute precaria fin da quando, nel 2013, ha avuto un ictus; da allora, è stato visto pubblicamente molto di rado. La sua ricandidatura ha inasprito una larga parte della popolazione, che lo reputa ormai inadatto al governo.

Per rimanere in carina il più a lungo possibile, nel 2008 Bouteflika aveva eliminato le regole costituzionali che limitavano il potere del presidente a due mandati, vincendo poi le elezioni del 2009 con il 90% dei consensi. Molti algerini lo considerano il leader della riconciliazione nazionale successiva alla guerra civile. Alle elezioni del 2014, Bouteflika aveva ottenuto l’82% dei voti.

L’Algeria è un Paese del Nord Africa che confina con sei Stati, quali Tunisia, Libia, Niger, Mali, Mauritania, Marocco e un’ulteriore entità territoriale, il Sahara Occidentale, che è contesa tra Rabat e il movimento locale Fronte Polisario, appoggiato dal governo di Algeri. Data la sua posizione geografica, che la espone a continue minacce dall’esterno, l’Algeria sta portando avanti una rigida campagna di sicurezza lungo i suoi confini, soprattutto con la Libia, il Mali e il Niger, per eliminare le attività terroristiche di diversi gruppi islamisti. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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