L’Italia restituisce al Messico centinaia di opere d’arte rubate

Pubblicato il 11 marzo 2019 alle 6:10 in Italia Messico

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La scorsa settimana l‘Italia ha restituito al Messico 594 dipinti che erano stati rubati negli anni ’60 e trasferiti attraverso il mercato nero nella penisola. Si tratta di oltre cinquecento immagini votive tradizionali, piccoli pezzi di legno dipinti tra il XVIII e il XX secolo da artisti sconosciuti, come offerta di ringraziamento o di devozione a Dio, alla Vergine o a qualche santo. Sono un’espressione di arte popolare profondamente radicata nella tradizione religiosa del Messico, che poggia su un antico sincretismo tra la religione cattolica e le religioni precolombiane. 

Il ministro della Cultura italiano, Alberto Bonisoli, che ha presentato i dipinti all’omologa messicana, Alejandra Frausto Guerrero, ha difeso la necessità di rafforzare il ritorno delle opere nei paesi da cui sono state trafugate illegalmente. “Oggi abbiamo la possibilità di rendere qualcosa al governo messicano e inviare un segnale a tutti che questa restituzione segna la direzione dobbiamo prendere” – ha dichiarato il ministro Bonisoli, che ha annunciato che nei prossimi mesi il Comitato  per la restituzione di beni culturali si riunirà per affrontare anche la questione delle restituzioni eccezionali  di opere all’Italia. Il ministro ha chiarito che al momento stanno studiando circa trenta casi al riguardo. “Andremo avanti come un rullo compressore” – ha assicurato.

Per restituire le offerte votive al loro paese d’origine, ci sono voluti poco più di due anni di ricerca e  di negoziati diplomatici. Un controllo di routine nel 2016 su un campione di opere a tema religioso a Milano ha sollevato i sospetti degli agenti dell’unità dei Carabinieri di Monza per la tutela del patrimonio culturale. Qualcosa di poco chiaro emergeva dai pezzi di una mostra intitolata Dacci oggi il nostro pane quotidiano in cui erano state esposte tavole votive dedicate al tema della Terra. Di conseguenza fu aperta un’inchiesta sulla pista del traffico illegale di beni culturali a livello internazionale. A giugno del 2016, i carabinieri, insieme ai tecnici del Ministero della Cultura, hanno esteso le ricerche e iniziato a seguire la pista dei dipinti, analizzato l’iconografia e le iscrizioni, e hanno scoperto che le opere erano state rimosse da diversi luoghi di culto in Messico tra il 1960 e il 1970. I dipinti erano poi finiti esposti in due musei italiani, uno in Lombardia e l’altro in Piemonte, a seguito di una donazione da parte di un noto collezionista d’arte milanese, ora deceduto.

Da quel momento è iniziata la trattativa diplomatica tra Roma e Città del Messico, finché l’Istituto nazionale messicano di antropologia e storia ha confermato che le offerte votive appartenevano effettivamente al paese. La cerimonia di restituzione delle opere della scorsa settimana è esempio della prolifica collaborazione tra Italia e Messico nella lotta contro il traffico illegale di beni culturali. Nel 2014 e nel 2016 l’Italia ha restituito al paese latinoamericano vari pezzi archeologici provenienti da scavi illegali e, lo scorso anno, il Messico ha istituito l’Unità di salvaguardia del patrimonio culturale per la protezione del patrimonio artistico, storico e culturale del paese, una squadra speciale creata sul modello del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, che vanta oltre cinquant’anni di esperienza in materia. Sin dal 2017, agenti italiani, in collaborazione con l’Istituto superiore di conservazione e restauro, offre agli omologhi messicani corsi di formazione sulle tecniche per la salvaguardia della proprietà culturale in situazioni di emergenza, come nel caso dei due terremoti che hanno colpito il Messico nel settembre di quell’anno.

 

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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