Black-out a Caracas, Maduro: sabotaggio

Pubblicato il 8 marzo 2019 alle 9:03 in America Latina Venezuela

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Intorno alle cinque del pomeriggio giovedì 7 marzo, il Venezuela è rimasto al buio per diverse ore. Un black-out che ha colpito la capitale Caracas e molti altre zone del paese. A mezzanotte, buona parte del paese non aveva ancora recuperato la fornitura di energia elettrica. La capitale, Caracas, è rimasta per ore una città fantasma. Solo negli edifici dotati di generatori propri, in particolare alberghi, è continuata la vita normale in una città di oltre 6 milioni di abitanti.

Un black-out di proporzioni inedite che ha lasciato senza corrente più di 20 Stati, tra cui Miranda, Barquisimeto, Tachira e Carabobo. I servizi telefonici, sia voce sia internet, hanno smesso di funzionare e Metro-Caracas, un’infrastruttura chiave della capitale in un’ora di punta, quella del ritorno a casa dei lavoratori, ha interrotto le corse, costringendo migliaia di persone a cercare mezzi alternativi di trasporto o a percorrere a piedi diversi chilometri per raggiungere casa. Il black-out ha colpito anche l’aeroporto internazionale di Maiquetia e i collegamenti tra la costa caraibica e il distretto metropolitano di Caracas. Il personale dell’Ufficio Migrazione alla dogana ha dovuto operare manualmente senza l’accesso ai database, e tutte le informazioni sui voli e sugli scali sono saltate.

L’origine del blackout è la diga di Guri (Stato di Bolivar), una delle più grandi dighe per la generazione di energia elettrica in America Latina, seconda nel continente solo a quella di Itaipú (tra Brasile e Paraguay). A tarda notte, più di cinque ore dopo il blackout, il servizio non era ancora stato ripristinato. In alcuni quartieri di Caracas, alcuni cittadini hanno protestato battendo le pentole, la cacerolada è un tipico segnale di protesta in tutto il Sud America. I media riportano di limitati saccheggi in alcune zone della capitale.

Il blackout è stato sentito fortemente dai commercianti: senza luce, praticamente nessuna transazione può aver luogo, soprattutto poiché a causa del continuo aggiornamento dei prezzi dovuto all’inflazione galoppante (oltre 1.000.000%) tutti i negozi e anche i venditori ambulanti ormai fanno ricorso a mezzi di pagamento elettronici. 

Le autorità non hanno ancora reso noti i problemi causati dal blackout agli ospedali, che operano da mesi in situazioni assai precarie. Il governo di Nicolás Maduro, attraverso la CORPOELEC, la compagnia elettrica nazionale, ha denunciato un “sabotaggio” alla diga. “Questo fa parte della guerra elettrica contro lo stato, non lo permetteremo, stiamo lavorando per recuperare il servizio” – ha scritto l’ente pubblico sul suo account Twitter. Sulla stessa linea le dichiarazioni del ministro dell’Energia, Luis Motta Domínguez, che ha definito il blackout un atto volontario da parte dei nemici del Venezuela: “Siamo stati nuovamente sottoposti alla guerra elettrica, questa volta siamo stati attaccati nella generazione e nella trasmissione di energia elettrica a Guri”.

Il leader oppositore Juan Guaidó ha sottolineato l’impossibilità per le persone di condurre una vita normale e i rischi per i malati negli ospedali e si è limitato a commentare che “la luce tornerà in Venezuela con la fine dell’usurpazione”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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