Yemen: i ribelli Houthi accusati di non rispettare gli accordi

Pubblicato il 6 marzo 2019 alle 13:56 in Medio Oriente Yemen

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Il governo yemenita del presidente Rabbo Mansour Hadi e i suoi alleati regionali hanno accusato i ribelli Houthi di continue violazioni dell’accordo per il ritiro dal porto di Hodeida

Tale porto, localizzato sulla costa occidentale dello Yemen, oltre a fornire accesso allo Stretto di Bab al-Mandeb, costituisce il principale punto di entrata dei rifornimenti di beni e degli aiuti umanitari. Dal 2014, la città è sotto il controllo dei ribelli sciiti Houthi, supportati dall’Iran. L’anno successivo, con lo scoppio del conflitto il 22 marzo, è intervenuta l’Arabia Saudita, a capo di una coalizione di cui fanno parte Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti. Tale situazione ha comportato una delle più gravi crisi umanitarie al mondo. I ribelli avevano concordato di ritirare le loro forze dai porti di Saleef e Ras Issa durante i colloqui del 17 febbraio, che hanno segnato il primo passo concreto verso l’allentamento della sanguinosa guerra in Yemen. Il ritiro da queste postazioni dovrebbe precedere la liberazione del porto strategico di Hodeida. 

Il 5 marzo, il governo yemenita, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno esortato il Consiglio di Sicurezza dell’ONU a imporre il rispetto degli accordi ai ribelli Houthi. Gli ambasciatori dei tre Paesi hanno denunciato una presunta violazione dell’accordo in una lettera inviata al Consiglio e al Segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres. “Il rifiuto improvviso e inspiegabile della scorsa settimana da parte degli Houthi di abbandonare i porti di Saleef e Ras Issa non è una sorpresa”, si legge nella lettera firmata dai tre ambasciatori. Da quando in Svezia è stato concordato un cessate il fuoco, il 18 dicembre del 2018, la coalizione a guida saudita e i ribelli Houthi si sono accusate a vicenda di una serie di violazioni degli accordi. Le forze della coalizione a guida saudita hanno documentato 1.754 violazioni del cessate il fuoco da parte dei ribelli Houthi dal dicembre del 2018, secondo quanto riporta la lettera inviata all’ONU. In tale documento, inoltre, si aggiunge che 125 soldati fedeli al governo Hadi sono stati uccisi nello stesso periodo.

Il portavoce dell’ONU, Stephane Dujarric, ha riferito che le trattative proseguono con entrambe le parti per cercare di convincerle a mantenere i loro impegni e a ritirare le proprie forze dai porti. Inoltre, il Consiglio di Sicurezza discuterà della situazione in Yemen il 19 marzo, a causa proprio dell’incertezza riguardo questi accordi. Il ritiro militare da Saleef e Ras Issa sono stati concordati come la prima fase della ridistribuzione delle forze nel Paese. Le Nazioni Unite sperano che l’allentarsi della tensione a Hodeida consentirà l’accesso allo Yemen di cibo e aiuti medici, disperatamente necessari per milioni di persone nel Paese. Secondo lo Armed Conflict Location and Event Data (ACLED), nei primi 11 mesi del 2018, sono state contate almeno 28.959 morti, una cifra maggiore del 68% rispetto a quella registrata nello stesso periodo del 2017. Secondo il report, tale aumento è stato dovuto all’intensificarsi dei bombardamenti da parte della coalizione saudita contro i ribelli sciiti Houthi, in vista dei colloqui di pace sponsorizzati dall’Onu in Svezia, iniziati il 9 dicembre. Novembre 2018, in particolare, è stato il mese in cui è morto il maggior numero di persone in Yemen, dall’inizio del conflitto, con almeno 2.959 decessi documentati.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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