Siria: sull’orlo della sconfitta, Isis manda autobombe contro SDF

Pubblicato il 4 marzo 2019 alle 6:00 in Medio Oriente Siria

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I combattenti dell’Isis hanno inviato autobombe suicide contro le forze delle Syrian Democratic Forces (SDF) che tengono sotto assedio Baghouz, nel tentativo di ritardare la vittoria che strapperà “presto” al gruppo jihadista l’ultima enclave siriana.

I combattenti dell’Isis hanno inviato autobombe suicide contro le forze delle Syrian Democratic Forces (SDF) che tengono sotto assedio Baghouz, nel tentativo di ritardare la vittoria che strapperà “presto” al gruppo jihadista l’ultima enclave siriana.Nella giornata di domenica 3 marzo, un comandante delle SDF ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che, la notte prima, l’Isis aveva inviato alcuni veicoli carichi di esplosivi verso la linea di battaglia. Con raid aerei, le forze curde e statunitensi ne avevano distrutti due, facendo fuoco sul terzo, che era esploso. I jihadisti avevano anche iniziato a lanciare bombe avanzando verso i nemici. Il 22enne Sinjar Shammar, membro delle People’s Protection Units curde (YPG) e a capo della coalizione delle SDF, è stato ferito dalla scheggia di un’esplosione che ha colpito il suo veicolo, e che ha causato anche il ferimento del suo collega nell’abitacolo. Nonostante questo, Shammar ha riferito che il morale tra le truppe è alto, ed è confidente che “Dio volendo, trionferemo”.

Le SDF si aspettavano che la “battaglia decisiva” si disputasse proprio nella giornata di domenica, dopo aver gradualmente avanzato, nelle precedenti 18 ore, verso il fronte, schivando mine piazzate a terra dai militanti dell’Isis, i quali usano anche tunnel sotterranei per ordire imboscate e poi trarsi in salvo. Tuttavia, fino a mezzogiorno, la situazione era ancora relativamente calma.

Nella precedente giornata di sabato 2 marzo, i jihadisti dello Stato Islamico erano stati accerchiati e quasi definitivamente sconfitti dalle milizie curde (SDF), spalleggiate dagli Stati Uniti, nella battaglia contro l’ultima enclave siriana del gruppo terroristico, situata al confine con l’Iraq. “Ci aspettiamo che sia presto finita”, aveva riferito Mustafa Bali, portavoce delle Syrian Democratic Forces (SDF), spiegando che le forze curde stavano avanzando su due fronti tramite l’uso di armi di medio e grande calibro. L’Isis, da parte sua, si difendeva rispondendo agli attacchi con droni e razzi, e aveva ferito 7 combattenti delle SDF, secondo quanto riferito dal comandante Adnan Afrin.

Nell’arco delle ultime settimane, migliaia di combattenti dell’Isis, di loro proseliti e di civili, per lo più loro familiari, hanno evacuato Baghouz sia prima sia via via che l’offensiva delle SDF avanzava nel villaggio, riversandosi in zone rurali limitrofe alla provincia di Deir al-Zor. La loro evacuazione ha fatto sì che l’assalto finale delle milizie curde non potesse essere lanciato prima di venerdì 1 marzo, giorno in cui le truppe hanno avanzato affermando che non si fermeranno finché i jihadisti non saranno completamente sconfitti. L’offensiva era già stata rallentata notevolmente a causa dell’uso massiccio di tunnel e scudi umani messi in atto dagli islamisti.

Giovedì 28 febbraio, il comandante in capo delle SDF  aveva affermato che i suoi avrebbero dichiarato vittoria nel giro di una settimana. Tuttavia, nella stessa giornata le sue stime erano state contraddette da un comunicato del presidente americano, Donald Trump, il quale ha dichiarato che le forze sostenute dagli Stati Uniti hanno riconquistato il 100% del territorio siriano una volta rivendicato dall’Isis. Tale annuncio ha sorpreso i funzionari della Casa Bianca e gli alleati regionali impegnati nella lotta contro lo Stato Islamico, in quanto essi sostengono che la battaglia non sia ancora finita.

Il 19 dicembre 2018, Trump aveva pubblicamente  ordinato il ritiro completo dei propri contingenti dal Paese mediorientale, ponendo improvvisamente fine alla campagna militare contro lo Stato Islamico e innescando le repentine dimissioni del Segretario alla Difesa, Jim Mattis, per divergenze di vedute strategiche. La smobilitazione delle truppe americane era prevista per la fine di aprile 2019. La posizione definitiva del leader della Casa Bianca è che il controllo territoriale dell’Isis sia stato ridotto a 1,5 miglia quadrate. In questo contesto, la Casa Bianca, giovedì 22 febbraio, ha annunciato che un piccolo gruppo di peace-keepers, composto da 200 truppe americane, rimarrà in Siria dopo il ritiro degli Stati Uniti

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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