Siria: battaglia finale contro Isis al culmine

Pubblicato il 3 marzo 2019 alle 6:00 in Medio Oriente Siria

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I jihadisti dello Stato Islamico, sabato 2 marzo, sono stati accerchiati e quasi definitivamente sconfitti dalle milizie curde (SDF), spalleggiate dagli Stati Uniti, nella battaglia contro l’ultima enclave siriana del gruppo terroristico, situata al confine con l’Iraq.

“Ci aspettiamo che sia presto finita”, ha riferito a Reuters Mustafa Bali, portavoce delle Syrian Democratic Forces (SDF), spiegando che le forze curde stanno avanzando su due fronti tramite l’uso di armi di medio e grande calibro. L’Isis, da parte sua, si difende rispondendo agli attacchi con droni e razzi, e finora sono stati feriti 7 combattenti delle SDF, ha reso noto il comandante Adnan Afrin. Quando giornalisti e inviati sono arrivati nei pressi del villaggio di Baghouz, situato nella Siria orientale sulle rive del fiume Eufrate, hanno avvistato colonne di fumo, ma uno scenario di calma apparente. Aerei da guerra sorvolavano il cielo, ma non erano intenti a compiere raid. Un portavoce della coalizione che sostiene le SDF curde ha però reso noto che l’esito della situazione dipende ancora da molte variabili. La sconfitta dello Stato Islamico a Baghouz segnerebbe una pietra miliare nel debellamento dell’organizzazione jihadista in Siria, nonostante i militanti dell’Isis utilizzino ancora tattiche di guerriglia in alcune zone remote a ovest del Paese.

Nell’arco delle ultime settimane, migliaia di combattenti dell’Isis, di loro proseliti e di civili, per lo più loro familiari, hanno evacuato Baghouz sia prima sia via via che l’offensiva delle SDF avanzava nel villaggio, riversandosi in zone rurali limitrofe alla provincia di Deir al-Zor. La loro evacuazione ha fatto sì che l’assalto finale delle milizie curde non potesse essere lanciato prima di venerdì 1 marzo, giorno in cui le truppe hanno avanzato affermando che non si fermeranno finché i jihadisti non saranno completamente sconfitti. L’offensiva era già stata rallentata notevolmente a causa dell’uso massiccio di tunnel e scudi umani messi in atto dagli islamisti.

Giovedì 28 febbraio, il comandante in capo delle SDF  aveva affermato che i suoi avrebbero dichiarato vittoria nel giro di una settimana. Tuttavia, nella stessa giornata le sue stime erano state contraddette da un comunicato del presidente americano, Donald Trump, il quale ha dichiarato che le forze sostenute dagli Stati Uniti hanno riconquistato il 100% del territorio siriano una volta rivendicato dall’Isis. Tale annuncio ha sorpreso i funzionari della Casa Bianca e gli alleati regionali impegnati nella lotta contro lo Stato Islamico, in quanto essi sostengono che la battaglia non sia ancora finita.

Il 19 dicembre 2018, Trump aveva pubblicamente  ordinato il ritiro completo dei propri contingenti dal Paese mediorientale, ponendo improvvisamente fine alla campagna militare contro lo Stato Islamico e innescando le repentine dimissioni del Segretario alla Difesa, Jim Mattis, per divergenze di vedute strategiche. La smobilitazione delle truppe americane era prevista per la fine di aprile 2019. La posizione definitiva del leader della Casa Bianca è che il controllo territoriale dell’Isis sia stato ridotto a 1,5 miglia quadrate. In questo contesto, la Casa Bianca, giovedì 22 febbraio, ha annunciato che un piccolo gruppo di peace-keepers, composto da 200 truppe americane, rimarrà in Siria dopo il ritiro degli Stati Uniti

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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