Venezuela, scontro all’ONU: bocciate tutte le risoluzioni

Pubblicato il 1 marzo 2019 alle 9:54 in America Latina Venezuela

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La soluzione alla crisi in Venezuela non arriverà attraverso una posizione comune delle Nazioni Unite. Ogni soluzione concordata al palazzo di vetro sembra allontanarsi ulteriormente dopo lo scontro tra le grandi potenze mondiali al Consiglio di sicurezza dell’ONU giovedì 28 febbraio. Gli Stati Uniti hanno visto come Russia, insieme alla Cina, bloccava la risoluzione che imponeva al governo di Nicolás Maduro di consentire l’accesso agli aiuti umanitari e l’immediata convocazione delle elezioni presidenziali. Poco dopo, le principali potenze occidentali hanno respinto la risoluzione russa, che esortava la comunità internazionale a impegnarsi a rispettare la sovranità venezuelana.

Era la terza volta in un mese che l’organismo ONU che controlla la pace e la sicurezza mondiale stava discutendo la situazione in Venezuela.  Washington, che insieme ad una cinquantina di paesi appoggia il presidente del parlamento e leader dell’opposizione Juan Guaidó come presidente ad interim ha ricevuto i nove voti necessari all’approvazione della sua risoluzione, ma la Russia e la Cina, che sostengono Maduro, hanno fatto ricorso al loro potere di veto all’interno del Consiglio di sicurezza e affondato la proposta statunitense.

Il testo USA indicava in Maduro l’unico responsabile per il crollo economico del paese sudamericano. Di conseguenza, per evitare la situazione si degradi ulteriormente, avanzava due richieste: “l’ingresso senza ostacoli” degli aiuti umanitari e l’organizzazione immediata di “elezioni libere, eque e credibili” da convocare previa presenza di osservatori internazionali.  Inoltre si chiedeva al Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, di negoziare un accordo per la tenuta di nuove elezioni e “il ripristino pacifico della democrazia e dello stato di diritto”. Infine, Washington sottolineava l’importanza di garantire la sicurezza dei deputati e membri dell’opposizione, anche se ha evitava di esprimere pieno sostegno all’Assemblea Nazionale di Caracas.

L’ambasciatore russo Vasilij Nebenzja ha affermato per tutta risposta che “la cosa più importante è che i venezuelani risolvano da soli i loro problemi”. Se la risoluzione degli Stati Uniti fosse stata adottata, ha aggiunto il rappresentante di Mosca “sarebbe stata la prima volta che il Consiglio avrebbe deposto il presidente di un paese e ne avrebbe nominato un altro”. L’unica cosa che vuole la Casa Bianca, ha aggiunto Nebenzja, è che dovrebbe esserci un cambio di governo in Venezuela con la scusa di un intervento umanitario.

La bozza di risoluzione presentata dalla Russia era totalmente distinta. Non menzionava la situazione umanitaria  e si concentrava sull’evidenziare preoccupazione per “i tentativi di intervenire negli affari interni” del Venezuela, nonché per le “minacce dell’uso della forza”. A questo proposito, la Russia ha chiesto una soluzione “politica” e “pacifica” alla crisi ed ha sottolineato che Maduro, suo alleato in Venezuela, è l’unico che ha l’autorità per richiedere assistenza, umanitaria o di altra natura.

La bozza russa è stata bocciata con i voti contrari, tra gli altri, di USA, Gran Bretagna e Francia.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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