Trenta in visita in Algeria e Niger

Pubblicato il 26 febbraio 2019 alle 12:40 in Algeria Italia Niger

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Il ministro della Difesa italiano, Elisabetta trenta, si trova in Africa, dove ha iniziato un tour di due giorni che la condurrà in Algeria e in Niger per rafforzare la cooperazione bilaterale con l’Italia.

Lunedì 25 febbraio, Trenta è atterrata ad Algeri per incontrare le autorità locali e per visitare il Monumento ai Martiri dell’indipendenza. Il ministro ha dichiarato di aver ringraziato il governo algerino per il ruolo fondamentale che svolge “nello sviluppo della cooperazione tra tutti i Paesi” che affacciano sul Mediterraneo.

Data la sua posizione geografica, che la espone a continue minacce dall’esterno, l’Algeria sta portando avanti una rigida campagna di sicurezza lungo i suoi confini, soprattutto con la Libia, il Mali e il Niger, per eliminare le attività terroristiche di diversi gruppi islamisti. Dal punto di vista migratorio, l’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) ha reso noto che l’Algeria è soprattutto un Paese di transito, ma che, con il tempo, sta diventando anche un territorio di destinazione per i flussi di migranti africani.

Martedì 26 febbraio, Trenta è attesa in Niger, dove porterà il saluto del governo di Roma ai militari italiani presenti in territorio nigerino, parte della missione Misin, la missione bilaterale di supporto alla Repubblica del Niger. Nell’ambito di tale operazione, annunciata dall’ex premier Paolo Gentiloni il 24 dicembre 2017 e poi approvata nel gennaio 2018 dal Parlamento, 470 militari italiani, 130 mezzi terrestri e 2 mezzi aerei sono posizionati nel Paese africano per supportare le autorità locali nella formazione del personale di sicurezza.

Trenta ha sottolineato che “si tratta di una missione importantissima per l’Italia poiché, oltre a sostenere le richieste del governo nigerino, mira a frenare e a ridurre il flusso incontrollato di migranti verso l’Italia”. Il ministro ha aggiunto che si tratta di una iniziativa che è perfettamente in linea con l’interesse nazionale, dal momento che il supporto al Niger nella lotta al terrorismo è fondamentale.

L’Algeria e il Niger hanno un importante valore strategico per l’Italia, poiché confinano con la Libia che, fino alla scorsa estate, ha costituito il principale porto di partenza delle imbarcazioni cariche di migranti che partono alla volta dell’Italia. Con la nomina del leader della Lega, Matteo Salvini, a ministro degli Interni, la politica migratoria italiana è cambiata e il nostro Paese ha chiuso i porti a tutte le missioni di salvataggio in mare effettuate dalle ong e dall’Unione Europea. Ciò ha comportato un crollo dell’80% nel 2018 nel numero degli arrivi in Italia e che, dal primo gennaio al 26 febbraio 2019, ammontano a 262 contro i 5.247 sbarchi registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.

Nonostante ciò, il caos regna ancora in Libia, dove la mancanza di una guida politica unitaria fa sì che i confini del Paese continuino ad essere poco controllati e in balia dei gruppi di militanti, delle organizzazioni terroristiche e dei trafficanti di esseri umani. Ancora oggi, nel Paese nordafricano, sono presenti due governi rivali. Il primo stanziato a Tripoli, nella regione occidentale della Tripolitania, guidato dal premier Fayez Serraj e appoggiato dall’Italia e dall’Onu. Il secondo, invece, ha sede a Tobruk, nella regione orientale della Cirenaica, ed è appoggiato da Egitto, Russia, Francia ed Emirati Arabi Uniti.

Mentre il governo di Tripoli non ha un proprio esercito e le forze di sicurezza di cui dispone non sono in grado di difendere e controllare adeguatamente il territorio, il governo di Tobruk vanta dell’appoggio dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), il cui comandante, il generale Khalifa Haftar, che

dal mese di gennaio, sta conducendo una serie di operazioni militari nella regione sud-occidentale del Fezzan, proprio al confine con Algeria e Niger, nel tentativo di conquistare il Sud della Libia a scapito di Serraj.

Il fatto che l’Italia, alleata di Tripoli, assicuri il proprio appoggio ai governi di Algeri e Niamey è molto importante per due ragioni. La prima è quella di rafforzare la sicurezza ed il controllo dei confini con la Libia, considerati i punti più rischiosi per l’instabilità del Paese. La seconda ragione è che, alla luce della campagna militare di Haftar nel Fezzan, che si estenda tra i confini libici con l’Algeria, a Ovest, e il Niger a Sud, Roma deve assicurarsi il favore dei governi dei due Paesi africani per eventualmente contenere l’avanzata del generale libico a discapito delle forze del premier tripolino, Serraj.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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