India: raid aereo contro gruppo terroristico in Pakistan, Islamabad nega stima di 300 morti

Pubblicato il 26 febbraio 2019 alle 12:00 in India Pakistan

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L’aviazione indiana, martedì 26 febbraio, ha condotto ripetuti attacchi su di un campo d’addestramento del gruppo islamista Jais-e-Mohammes (JeM) sul territorio pakistano, uccidendo più di 300 militanti. Il Pakistan, tuttavia, nega che ci siano state vittime. La notizia è stata riferita ai media internazionali dal segretario degli Esteri di Nuova Delhi.

Jaish-e-Mohammad significa letteralmente l’esercito di Maometto. L’esponente musulmano Masood Azhar ha fondato il gruppo dopo essere stato rilasciato dall’India nel 1999, stabilendosi in Pakistan. L’associazione principalmente anti-indiana ha stretto legami con al Qaeda ed è stato inserito nella lista terroristica dell’Onu nel 2001. Nello stesso anno, i combattenti del JeM, insieme ad un’altra associazione militante estremista Lashkar-e-Taiba, ha attaccato il Parlamento indiano.

L’attacco dei 12 Mirage 2000 ha colpito la città di Balakot, che si trova nel Kashmir amministrato dal Pakistan. Le reti televisive indiane hanno riferito che gli attacchi aerei sono avvenuti alle 3.30 del mattino. L’amministrazione indiana non ha formalmente giustificato l’accaduto, sebbene sia di comune accordo che si tratti di una risposta all’attentato avvenuto il 14 febbraio nella città di Awantipora, il peggiore dall’inizio della ribellione armata nella regione contesa dal 1989. Il gruppo estremista con base in Pakistan JeM ha colpito un autocarro della polizia indiana, uccidendo 44 paramilitari, causando un irrigidimento nei rapporti tra gli Stati vicini. Il primo ministro indiano, Narendra Modi, sotto pressione per le elezioni nazionali imminenti, aveva in precedenza dichiarato che l’India avrebbe dato una risposta adeguata al torto subito.

L’azione dell’aviazione è stata ordinata dopo un’indagine dell’intelligence indiana che aveva scoperto molteplici piani terroristici del gruppo JeM. Il più alto diplomatico indiano, Vijay Gokhale, ai microfoni dei giornalisti, ha dichiarato che di fronte a tale pericolo, “un’azione preventiva è diventata assolutamente necessaria”. In più, secondo Gokhale, l’esistenza di tali strutture di formazione, in grado di addestrare centinaia di jihadisti, non avrebbe potuto funzionare senza la conoscenza delle autorità pakistane.

Per anni, l’India ha accusato il Pakistan di appoggiare i militanti separatisti nel Kashmir. Il Pakistan nega le accuse a suo capo, asserendo che l’aiuto fornito è solo un sostegno politico alla popolazione musulmana repressa della regione himalayana. Islamabad  ha a lungo dichiarato che l’unico aiuto che ha fornito è stato quello morale e diplomatico al popolo del Kashmir nella sua lotta per l’autodeterminazione, sebbene ciò non abbia mai dissipato la convinzione dell’India di sostegno ai militanti. Il nuovo primo ministro, Imran Khan, ha asserito che il Paese a maggioranza islamica è ormai cambiato ed è “desideroso di stabilità”. Islamabad ha poi sempre negato di ospitare l’organizzazione JeM.

Gokhale ha riferito alla stampa maggiori dettagli sul raid aereo di martedì. Secondo il diplomatico,  “un numero molto grande” di militanti sono stati uccisi a Balakot, una città in una remota valle nella provincia pakistana di Pakhtunkhwa, ma non ha fornito una cifra precisa delle vittime. Gokhale ha poi aggiunto che il comandante del campo colpito era Maulana Yusuf Azhar, cognato del capo di JeM, Masood Azhar.

Gli analisti hanno asserito che i militanti pakistani effettivamente hanno stabilito i loro campi di addestramento nell’area del Kashmir sotto amministrazione di Islamabad, sebbene la loro presenza sia sempre stata negata.

Una fonte interna al governo indiano ha dichiarato il numero delle vittime nel campo d’addestramento è 300, sebbene ulteriori dettagli non siano stati forniti. Il Pakistan ha minimizzato la gravità del raid aereo, asserendo che la sua aviazione ha cacciato via quella indiana, che alla fine ha rilasciato i suoi armamenti in un’area boschiva senza causare vittime e grandi danni materiali. La versione di Islamabad è stata riaffermata dal principale portavoce militare pakistano, Asif Ghafoor, su Twitter, dove ha scritto che i velivoli indiani si sono intromessi nella regione di Muzaffarabad ma, “di fronte alla risposta tempestiva ed efficace delle milizie pakistane, si è liberato del suo carico in fretta durante la fuga”. Ghafoor, aggiungendo che ulteriori informazioni sarebbero state rilasciate, ha pubblicato delle foto del presunto sito dove l’aereo indiano ha colpito, presumibilmente mostrando un cratere di una bomba in un’area boschiva ma senza gravi danni.Gli abitanti dei villaggi pakistani nella zona interessata dagli attacchi hanno riferito di aver sentito quattro forti scoppi nelle prime ore del martedì, ma che solo una persona è rimasta ferita.

Il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mahmood Qureshi, ha affermato subito dopo il presunto attentato che il “buon senso” dovrebbe prevalere sulla situazione, avvertendo l’India di non sfidare il Pakistan. Già subito dopo i fatti di Awantipora, il primo ministro Khan aveva offerto a Modi di cooperare per indagare sul caso.

Mentre Gokhale non ha commentato lo status dei campi bombardati, il ministro di Stato indiano per l’Agricoltura, Gajendra Singh Shekhawat, ha scritto su Twitter che sono stati “completamente distrutti”.

Martedì 26 febbraio, i mercati indiani sono caduti tra le preoccupazioni per l’aumento delle tensioni con il Pakistan. La rupia si è indebolita rispetto alla chiusura di lunedì di 70,9850. Il rendimento dei titoli benchmark a 10 anni è salito al 7,61% rispetto al 7,58% di lunedì, mentre il più ampio indice azionario NSE è diminuito dell’1,17%. Il Pakistan sta anch’esso arrancando rispetto all’andamento economico: alla fine di ottobre 2018, Riyadh ha offerto ad Islamabad un prestito di 6 miliardi di dollari per aiutare a mantenere a galla l’economia in difficoltà e svincolarla dalle politiche dell’FMI. Da quando è salito al potere, il 18 agosto, Khan ha provato ad ottenere prestiti da alleati come la Cina e l’Arabia Saudita, promettendo di recuperare i fondi rubati da funzionari corrotti e intraprendendo una serie di misure populiste di austerità di alto profilo. Nonostante ciò, gli aiuti pervenuti sono stati insufficienti e gli avvertimenti degli economisti sono diventati sempre più pressanti. In più, le nuove tensioni con l’India scoraggiano gli investitori esteri.

L’ultimo attacco in Kashmir come quello effettuato dal JeM è avvenuto nel 2016, quando i militanti della stessa organizzazione hanno fatto irruzione in un campo militare indiano, lasciando a terra 20 soldati. Alcune settimane dopo, Modi ordinò una controffensiva su sospetti campi di militanti oltreconfine, in Pakistan. Questa risposta ha rispecchiato la promessa elettorale del primo ministro quando, nel 2014, ha dichiarato ai suoi elettori di voler perseguire una linea dura politica estera, specialmente con Islamabad. I due Paesi sono entrati in guerra tre volte dall’indipendenza dal Regno Unito del 1947, e per due volte per il Kashmir. La linea di controllo, ossia il confine de facto che divide la regione contesa tra le due potenze, è considerata uno dei punti geopolitici più pericolosi al mondo, specialmente dopo l’annuncio da parte di entrambi gli Stati del successo nel perseguimento di armi nucleari nel 1998.

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di Redazione

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