Emirati Arabi Uniti organizzano incontro sulla situazione dei giacimenti petroliferi in Libia

Pubblicato il 26 febbraio 2019 alle 13:02 in Emirati Arabi Uniti Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli Emirati Arabi Uniti stanno cercando di favorire la riapertura del giacimento di El Sharara, il più grande della Libia, riunendo tutti i principali attori del conflitto e alcuni membri della compagnia petrolifera nazionale libica (NOC) in un incontro che dovrebbe tenersi proprio ad Abu Dhabi. Il Paese della penisola arabica è uno dei maggiori sostenitori del generale Khalifa Haftar, una figura chiave della guerra in Libia, capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk. In seguito agli attacchi di alcuni gruppi ribelli e per indebolire le forze meridionali di Sabha, alleate del governo tripolino, nel dicembre 2018 Haftar e i suoi uomini hanno preso il controllo di El Sharara e, il 21 febbraio 2019, hanno rivendicato anche quello sul giacimento petrolifero di El Feel.

Le attività petrolifere nello stabilimento di El Shararasono interrotte dal 17 dicembre 2018, quando la NOC ha annunciato lo stato di forza maggiore. L’Esercito Nazionale Libico, tuttavia, esorta la compagnia a riaprire il campo e rimettere in moto la struttura. Il giacimento di El Sharara è situato nella parte sud-ovest del Paese, in prossimità del deserto di Murzuq e, prima di essere chiuso, produceva una quantità di barili di petrolio che si attestava, in media, sui 300.000 al giorno. Domenica 24 febbraio, il presidente della NOC, Mustafa Sanalla ha respinto le richieste di riapertura dello stabilimento sostenendo che El Sharara non è ancora sicuro e che gli uomini armati che l’avevano sequestrato sono tuttora presenti.

Nonostante la partecipazione del generale Haftar all’incontro previsto prossimamente negli Emirati Arabi Uniti non sia ancora stata confermata, sia Sanalla sia il primo ministro di Tripoli, Fayez al-Serraj, hanno dichiarato esplicitamente che intendono prendervi parte. Saranno presenti altresì l’inviato speciale dell’ONU, Ghassan Salame, e alcuni diplomatici statunitensi. La NOC ha dichiarato che “Sanalla incontrerà gli attori libici per discutere le misure di sicurezza necessarie a trovare una soluzione alla crisi di Sharara, in moda da garantire la sicurezza del personale e spianare la strada per la revoca della forza maggiore sul campo”. La compagnia petrolifera nazionale ha sede a Tripoli, ma cerca di mantenersi fuori dal conflitto tra i due governi. Dal momento che l’Esercito nazionale Libico protegge i maggiori porti petroliferi della Libia orientale, gli operatori della compagnia sono costretti a lavorare con Haftar, sostenuto da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti.  

L’ONU, da parte sua, fa da mediatore tra i due campi e invita a superare le divisioni e a preparare le elezioni, previste per giugno 2019. Il voto dovrebbe avvenire dopo un referendum sull’adozione di una nuova carta costituzionale, finalizzata a far uscire il Paese nordafricano dallo stato di caos in cui si trova dal rovesciamento del dittatore Muammar Gheddafi, avvenuto nell’ottobre 2011 per mano dell’intervento NATO guidato da Stati Uniti e Francia. Ancora oggi, la Libia non ha compiuto una transizione democratica e non dispone di un’autorità unitaria, in quanto il potere politico resta diviso tra due governi: uno, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, con sede a Tripoli, capeggiato dal premier Fayez Serraj e appoggiato dalle Nazioni Unite e dall’Italia; l’altro con sede a Tobruk e sostenuto da Egitto, Russia, Francia ed Emirati Arabi Uniti. Il suo uomo forte è il generale Khalifa Haftar, capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA).

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.