Venezuela: gli aiuti non entrano, si acuisce la crisi

Pubblicato il 25 febbraio 2019 alle 8:26 in America Latina Venezuela

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Al termine di un fine settimana caratterizzato da scontri e violenze ai confini del Venezuela per il fallito tentativo di far entrare gli aiuti umanitari, dalla Colombia e dal Brasile, il presidente dell’Assemblea nazionale e presidente autoproclamato Juan Guaidó si è rivolto alle istanze internazionali che lo hanno sostenuto fin dall’inizio, con gli Stati Uniti e la Colombia in testa, per chiedere nuovamente il loro aiuto.

Gli eventi di oggi mi costringono a prendere una decisione. Presentare formalmente alla comunità internazionale che dovremmo tenere aperte tutte le opzioni per ottenere la liberazione di questo paese che lotta e continuerà a lottare. La speranza è nato per non morire, Venezuela! ” – ha scritto il leader oppositore in un tweet, poco dopo essere comparso in una conferenza stampa con il presidente colombiano Iván Duque e segretario generale dell’Organizzazione degli Stati americani (OEA), Luis Almagro.

Le parole di Guaidó hanno causato grande preoccupazione, lasciando intendere che il presidente dell’Assemblea Nazionale stia pensando a un intervento militare. Un’opzione che alla vigilia della riunione del Gruppo di Lima a Bogotà, cui Guaidó parteciperà come rappresentante legittimo del Venezuela, è stata respinta dal presidente del Perù Martín Vizcarra. Contrario anche il ministro degli esteri di Madrid, Josep Borrell. Guaidó ha poi chiarito che si riferiva “all’assedio diplomatico” e non all’opzione militare.

Il segretario di Stato USA Mike Pompeo si è detto sicuro che dopo questo fine settimana Maduro abbia “i giorni contati”, aggiungendo che non è lui a dover fare una stima di quanti siano questi “giorni”, ma il popolo venezuelano.

L’Assemblea Nazionale del Venezuela, intanto, ha confermato la morte di quattro persone al confine con il Brasile dopo che gruppi collegati al chavismo hanno aperto il fuoco su volontari e gruppi di indigeni che cercavano di far entrare gli aiuti umanitari nel paese. Altre fonti dell’opposizione riferiscono la cifra di 14 vittime. Gli scontri alla frontiera con la Colombia hanno causato 285 feriti, secondo quanto riferiscono le autorità di Bogotà.

La Colombia frattanto ha ordinato il rientro in patria di tutti i suoi diplomatici da Caracas dopo che Maduro ha rotto “tutti i tipi di relazioni” con Bogotà, accusata di essere responsabile degli incidenti alla frontiera.

Il governo colombiano afferma che circa 120 militari venezuelani hanno disertato tra sabato 23 e domenica 24 febbraio. Inoltre, due sergenti della Guardia Nazionale hanno disertato al confine con il Brasile, secondo il responsabile dell’operazione di accoglienza dell’esercito brasiliano alla frontiera, il colonnello Georges Feres Kaanan.

Intanto il deputato Freddy Superlano, oppositore di Maduro, è stato avvelenato e ricoverato a Cúcuta, la città colombiana dove sono stoccati gli aiuti umanitari. Superlano avrebbe ingerito “il respiro del diavolo”, un allucinogeno estratto da una corteccia tipica della regione. Insieme al deputato, a cena al ristorante, anche il suo assistente, morto nelle ore successive per avvelenamento. L’esponente di Voluntad Popular, lo stesso partito di Juan Guaidó, è ricoverato in gravi condizioni.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e dall’inglese redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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