Venezuela: Maduro blocca aiuti umanitari, Guaidó si appella a comunità internazionale

Pubblicato il 24 febbraio 2019 alle 12:18 in America Latina Venezuela

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Dopo che le truppe leali al presidente Nicolas Maduro hanno respinto i convogli di aiuti umanitari internazionali alla frontiera, uccidendo 2 manifestanti, il leader dell’opposizione e presidente ad interim, Juan Guaidó, ha esortato Washington a vagliare “tutte le opzioni” per rimuovere Maduro.

I convogli carichi di scorte alimentari e mediche provenienti dagli Stati Uniti che hanno varcato il confine venezuelano dalla Colombia sono stati bloccati, nel corso della giornata di sabato 23 febbraio, e respinti dai militari fedeli a Maduro, i quali li hanno costretti a fare ritorno ai magazzini colombiani. I manifestanti che tentavano di ostacolare le truppe governative sono stati allontanati e dispersi con lacrimogeni e proiettili di gomma; in decine sono rimasti feriti. Alcuni testimoni hanno inoltre raccontato che alcuni uomini in borghese hanno sparato alla folla con proiettili veri. In seguito all’accaduto, Guaidó ha pubblicato un tweet in cui sostiene che “gli eventi odierni” lo obbligano a prendere una decisione, ossia proporre formalmente alla comunità internazionale di vagliare tutte le opzioni a disposizione per “assicurare la libertà al nostro Paese”. Gli Stati Uniti rappresentano il principale sostenitore internazionale del presidente ad interim, il quale è ora riconosciuto come tale dalla maggior parte delle nazioni occidentali e latinoamericane. Proprio Washington aveva precedentemente parlato della possibilità di un intervento militare americano in Venezuela come “opzione” vagliabile, sebbene Guaidó non abbia esplicitato ciò nel suo appello di sabato. Il leader dell’opposizione ha altresì affermato che continuerà a chiedere a Maduro di lasciar entrare gli aiuti, e che cercherà altre vie per riuscirci. Inoltre, egli parteciperà al meeting regionale delle nazioni del Gruppo di Lima, che si terrà a Bogotá, lunedì 25 febbraio, alla presenza del vice presidente americano, Mike Pence. In tale incontro verranno decise misure per aumentare le pressioni internazionali su Maduro.

Nonostante le speranze dei cittadini e dell’opposizione che i soldati si rifiutassero di eseguire gli ordini di Maduro e non respingessero i convogli umanitari, necessari ai circa 30 milioni di cittadini che soffrono per malnutrizione e malattie, a parte circa 60 membri delle forze dell’ordine, che nella giornata hanno disertato, tutti gli altri hanno portato a termine il comando, dando prova della loro lealtà al presidente contestato.

“Oggi il mondo ha visto nel giro di minuti e di ore il lato peggiore della dittatura venezuelana”, ha dichiarato Guaidó durante una conferenza stampa in Colombia, accanto al presidente del Paese, Ivan Duque. Reagendo con ira al sostegno dimostrato da Duque a Guaidó, Maduro ha immediatamente tagliato le relazioni con la Colombia e ha dato un ultimatum di 24 ore allo staff diplomatico colombiano per lasciare il Paese.

Maduro continua a negare che Caracas abbia bisogno di aiuti umanitari, e accusa il rivale politico, Guaidó, di essere un burattino nelle mani del presidente americano, Donald Trump. Washington lo ha avvertito che, se continuerà su questa linea, gli USA potrebbero imporre nuove sanzioni contro il Venezuela, avvertimento a cui il presidente, durante un comizio, ha risposto così: “Cosa pensano i venezuelani delle minacce di Donald Trump? Ci sta inviando cibo marcio, grazie tante! Giù le mani dal Venezuela, tornate a casa Yankee”.

Il consigliere americano per la Sicurezza nazionale, John Bolton, ha scritto sul suo account Twitter che i Paesi che ancora sostengono Maduro dovrebbero “prendere nota di ciò che stanno difendendo”, in una velata critica alla Cina e alla Russia.

Le violenze erano esplose, nella giornata di venerdì 22 febbraio, quando alcuni leader locali del Venezuela meridionale avevano tentato di bloccare un convoglio militare che si dirigeva verso il confine con il Brasile, poiché i soldati volevano sbarrare l’entrata ad alcuni aiuti internazionali per ordine di Maduro. Il convoglio era comunque riuscito a entrare nel villaggio di Kumarakapay, aprendo il fuoco davanti a sé per farsi largo, e uccidendo in questo modo una donna, Zoraida Rodriguez, e un’altra persona, e ferendo altre 15 persone. A riferirlo erano stati i leader della comunità locale, Richard Fernandez e Ricardo Delgado, e il bilancio è stato successivamente confermato da un altro funzionario del posto. “Mi sono parato davanti a loro per proteggere gli aiuti umanitari, e loro hanno avanzato verso di noi aprendo il fuoco. Hanno ucciso persone innocenti che erano nelle loro case, che lavoravano”, aveva raccontato Fernandez.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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