USA e Russia: al vaglio sospensione del divieto di viaggio per leader talebani

Pubblicato il 24 febbraio 2019 alle 6:00 in Russia USA e Canada

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Gli Stati Uniti e la Russia stanno vagliando opzioni per sospendere il divieto di viaggio che grava sui leader talebani, affinché essi possano partecipare alle trattative per la pace in Afghanistan, ha riferito l’inviato speciale americano, in vista dei negoziati di lunedì in Qatar.

L’inviato speciale americano per la pace in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, che sta guidando il processo di pace mediata con il gruppo talebano, ha reso noto, venerdì 22 febbraio ad Ankara, che è in trattativa con la controparte russa, l’ambasciatore Zamir Kabulov, per riuscire a sospendere il divieto di viaggio che grava sui capo talebani tramite esenzioni concesse in via ipotetica dalle Nazioni Unite. Il fine di tale mossa sarebbe permettere la partecipazione dei leader del gruppo islamico ai negoziati previsti per lunedì 25 febbraio in Qatar. La sospensione del divieto di viaggio costituisce una delle richieste principali avanzate dai talebani, che hanno acconsentito a iniziare il processo di trattative, volte a porre fine al conflitto che da 17 anni è in corso in Afghanistan, nel 2018.

Alcuni funzionari americani al corrente delle discussioni attuali hanno riferito che la sospensione del divieto di viaggio per alcuni leader talebani potrebbe accelerare sostanzialmente il processo di negoziazioni.

I talebani, dal canto loro, hanno confermato che riprenderanno le trattative con i funzionari statunitensi nella giornata di lunedì 25 febbraio, in Qatar, insistendo sul fatto che la riunione darà esiti positivi nonostante la “propaganda” volta a ostacolare il processo di pace.

Il giorno prima, giovedì 21 febbraio, i capi talebani avevano comunicato che il loro nuovo capo dell’ufficio stanziato in Qatar, Abdul Ghani Baradar, non avrebbe partecipato a suddetti colloqui di pace con gli inviati americani a Doha, giustificando l’assenza con problemi nell’ottenere documenti di viaggio e la divergenza tra i dirigenti sul suo preciso ruolo nei colloqui. Baradar, noto anche come Mullah Baradar Akhund o Mullah Brother, è un co-fondatore del movimento talebano in Afghanistan. Il leader, che ha coordinato le operazioni militari del gruppo insurrezionale nel sud dell’Afghanistan, è stato arrestato nel 2010 da una squadra dell’intelligence militare controllata dal Pakistan, dall’Inter-Services Intelligence e dalla US Central Intelligence Agency ed è stato rilasciato da una prigione pakistana nell’ottobre scorso. La sua liberazione, secondo gli esperti di sicurezza, faceva parte di negoziati ad alto livello condotti dall’inviato speciale degli Stati Uniti per la pace, Zalmay Khalilzad, con i talebani. Dunque, la controparte talebana negli incontri continuerà ad essere guidata dal negoziatore principale Sher Mohammad Abbas Stanikzai, una figura che è stata sempre attiva diplomaticamente e che ha recentemente incontrato i politici dell’opposizione afgana a Mosca.

L’ultimo round di colloqui tra l’inviato speciale americano per la pace, Zalmay Khalilzad, e il team talebano si era concluso il 25 gennaio, sempre a Doha, dopo sei proficue giornate di lavoro il cui esito era stato una bozza di accordo quadro riguardante il cessate il fuoco e il ritiro di migliaia di truppe straniere dal Paese asiatico.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. I talebani, tuttavia, non sono l’unica preoccupazione dell’esercito di Kabul e degli USA, poiché, dal 2015, l’Afghanistan è minacciato anche dalle attività della Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nell’area, che compie attacchi sistematici contro le comunità locali sciite.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione