Crisi in Venezuela: il ruolo centrale dei Paesi Bassi

Pubblicato il 23 febbraio 2019 alle 6:10 in America centrale e Caraibi Olanda Venezuela

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Nel contesto della crisi che sta attraversando il Venezuela, il ruolo dell’Europa nelle tormentate vicende politiche del paese sudamericano è più centrale di quanto possa sembrare. Lo testimonia il fatto che Nicolás Maduro, prima di chiudere le frontiere con il Brasile e la Colombia, abbia interrotto i collegamenti aerei e navali con Aruba, Bonaire e Cucaçao e dislocato la flotta venezuelana a protezione della frontiera marittima con le tre isole.

Il paese europeo maggiormente coinvolto nella crisi, infatti, sono i Paesi Bassi, e soprattutto tre isole che sono territori autonomi della monarchia olandese: Aruba, Bonaire e Curaçao, il cosiddetto ABC dei Caraibi – un tempo noto anche come Antille Olandesi – è, infatti, molto vicino alla costa nordoccidentale del Venezuela. Curaçao, la più vicina delle tre isole, si trova a poco più di 25 km dal Venezuela.

Il governo guidato da Nicolás Maduro ha ordinato martedì 19 febbraio di chiudere per un periodo di tempo indefinito i confini aerei e marittimi con queste tre isole. Sebbene non sia la prima volta che Caracas chiude la frontiera con le isole olandesi (l’ultima volta risale al gennaio-aprile 2018), in questa occasione le ragioni sono diverse dai problemi di immigrazione e contrabbando del passato: Maduro intende impedire che l’aiuto umanitario conservato a Willemstad, la capitale di Curaçao, entri nel porto di La Guaira, sulla costa caraibica venezuelana.

Sia il Primo Ministro di Curaçao, Eugene Rhuggenaath, sia Lester Toledo, il rappresentante di Juan Guaidó, hanno riconosciuto che sull’isola sono state stoccate forniture umanitarie arrivate da Miami e che secondo i piani dell’opposizione venezuelana dovranno essere fatte entrare nel paese oggi, 23 febbraio.

“Il Venezuela ha chiuso il confine per impedire l’ingresso di aiuti umanitari” – ha dichiarato Rhuggenaath all’agenzia di stampa Reuters. Come le vicine Aruba e Bonaire, Curaçao è un territorio che dipende dal governo olandese sia per le relazioni internazionali sia per le questioni di difesa, e il governo olandese ha riconosciuto Guaidó come presidente legittimo lo scorso 4 febbraio.

Aruba, Bonaire e Curaçao sono diventati territorio olandese nel XVII secolo. Nel 1986, Aruba divenne uno stato autonomo all’interno del Regno dei Paesi Bassi. Nel 2010, Curaçao ha acquisito una condizione simile mentre Bonaire è diventato un comune speciale del Regno. Secondo il sistema attuale le isole godono di ampia autonomia nelle questioni politiche e governative, ma dipendono da Amsterdam per questioni come la difesa e le relazioni estere.

Le relazioni con il Venezuela sono state ottime fino a poco tempo fa, il turismo venezuelano era tra le principali fonti di ingresso delle tre isole e gli scambi commerciali favorivano la produzione agricola e manifatturiera venezuelana. Inoltre la raffineria di petrolio presente a Curaçao è gestita dalla compagnia pubblica venezuelana PDVSA.

La prima conseguenza della chiusura della frontiera, infatti, è l’assenza delle imbarcazioni di agricoltori venezuelani che vendevano frutta e verdura nel porto di Willemstad. La situazione, tuttavia, è degenerata da prima della mossa di Maduro dello scorso martedì. Il contratto per la raffineria scade nel 2019 e, riferiscono le autorità dell’isola, difficilmente potrà essere rinnovato. Negli ultimi anni, inoltre, non sono turisti i venezuelani che sbarcano a Curaçao, ma profughi in fuga dalla crisi.

Il ministro degli Esteri olandese, Stef Blok, aveva detto già nel marzo 2018 che il governo dei Paesi Bassi avrebbe prestato “particolare attenzione” alla difesa delle tre isole dei Caraibi “a causa dell’instabilità regionale” che stava creando la crisi venezuelana, tuttavia, nonostante le difficili circostanze, entrambi i paesi hanno continuato a impegnarsi per non rompere le relazioni diplomatiche. Fino alle ultime settimane. Il 4 febbraio, i Paesi Bassi hanno riconosciuto Guaidó come presidente legittimo e l’ABC dei Caraibi è diventato, per l’Europa, un punto strategico nella regione.

Sebbene il governo spagnolo sia stato il principale motore in Europa di una risposta congiunta alla crisi istituzionale in Venezuela, i Paesi Bassi sono il paese europeo che ha compiuto i passi più chiari.

“È deludente che il governo venezuelano non risponda a nessuno degli appelli da parte dell’Unione europea di terminare l’indebolimento della democrazia e dello Stato di diritto e la violazione dei diritti umani” – aveva dichiarato il primo ministro Mark Rutte al quotidiano colombiano El Tiempo durante una visita ufficiale lo scorso novembre. “Il Regno dei Paesi Bassi sta già contribuendo alla risposta umanitaria nella regione” – aveva aggiunto.

La prima mossa chiara Amsterdam la ha compiuta il 14 febbraio. Dieci giorni dopo aver annunciato il sostegno a Guaidó, il ministro degli Esteri Blok ha annunciato che un centro per la distribuzione di aiuti umanitari in Venezuela sarebbe stato istituito sulle isole. E il premier di Curaçao Rhuggenaath ha assicurato che, indipendentemente da come andranno le cose oggi, l’isola rimarrà un punto di appoggio logistico per gli aiuti umanitari.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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