Trump pronto a vendere tecnologia nucleare all’Arabia Saudita

Pubblicato il 20 febbraio 2019 alle 12:33 in Iran USA e Canada

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Il presidente americano, Donald Trump, è pronto a bypassare il Congresso degli Stati Uniti per promuovere la vendita di centrali nucleari statunitensi all’Arabia Saudita, nonostante la sua decisione potrebbe violare le leggi nazionali contro i trasferimenti di tale tecnologia.

Secondo quanto riporta al Jazeera English, diversi analisti esperti nel campo della sicurezza temono che l’acquisizione della tecnologia nucleare da parte dell’Arabia Saudita possa portare ad una potenziale corsa agli armamenti in tutto il Medio Oriente.

Inoltre, secondo un rapporto del Comitato di Supervisione e Riforma della Camera dei Rappresentanti statunitense, numerosi informatori si sono fatti avanti, in forma anonima, per mettere in guardia il Congresso circa i tentativi della Casa Bianca di accelerare il processo di trasferimento della tecnologia nucleare. Proprio a tal fine, il Comitato sta studiando con attenzione gli sforzi compiuti dalle relative compagnie statunitensi, decise ad ottenere l’approvazione dell’amministrazione Trump e a costruire centrali nucleari in Arabia Saudita e in altri Paesi arabi.

Alla luce di ciò, l’obiettivo chiave dell’indagine del Comitato di Supervisione è proprio IP3 International, un consorzio di produttori di energia nucleare che ha iniziato ad esercitare pressioni per ottenere l’approvazione presidenziale per lo sviluppo di centrali nucleari in Arabia Saudita, proprio in corrispondenza dell’installazione dell’amministrazione Trump, tra la fine del 2016 all’inizio del 2017. Non a caso, anche più recentemente, il 12 febbraio 2019, il presidente Trump si è incontrato con i rappresentati di IP3 International e con gli amministratori delegati dei maggiori produttori di energia nucleare degli Stati Uniti per discutere lo sviluppo di centrali nucleari in Giordania e Arabia Saudita. Tale incontro sarebbe stato promosso proprio dal fondatore di IP3, il generale dell’esercito, attualmente in pensione, Jack Keane.

Come se non bastasse, la proposta di IP3 è stata presentata e sostenuta di fronte ai dirigenti della Casa Bianca da Thomas Barrack, un amico intimo del presidente Trump che ha raccolto ben 107 milioni di dollari per il suo comitato inaugurale, le cui attività sono ora oggetto di indagine per i procuratori statunitensi a New York. Un’altra figura che appare controversa nell’analisi del Comitato di Supervisione è quella dell’ex-consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn, un generale dell’esercito in pensione, favorevole alla vendita di centrali nucleari all’Arabia Saudita, che nel 2016 ha lavorato come consulente presso una filiale di IP3 mentre prestava servizio anche nella campagna presidenziale di Trump.

All’inizio del 2017, quando Trump entrò in carica, Bud McFarlane, consigliere per la sicurezza nazionale dell’ex presidente Ronald Reagan e ora consulente di IP3, inviò per e-mail a Flynn la bozza di alcuni documenti, pronti per la firma del presidente, delineando un nuovo “piano Marshall per il Medio Oriente”, incentrato proprio sullo sviluppo di dozzine di centrali nucleari civili da parte compagnie statunitensi. Tuttavia, secondo la legge degli Stati Uniti, qualsiasi accordo finalizzato a vendere tecnologie nucleari all’Arabia Saudita richiede un accordo preliminare tra i 2 Paesi, approvato dal Congresso, per mettere materiale fissile sotto il monitoraggio e il controllo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite.

Ciò nonostante, in separata sede, il 1° gennaio 2017, McFarlane, i fondatori di IP3 e gli amministratori delegati di 6 società, Exelon Corp., Toshiba Energy, Bechtel Corp., Centrus, GE Power e Siemens USA, avevano inviato una lettera al principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman proprio per promuovere l’iniziativa nucleare. Alla luce di tali sviluppi, Tom Collina, direttore delle politiche presso il Fondo Plowshares, un gruppo di difesa della non proliferazione con base a Washington, ha dichiarato ad al Jazeera che l’Arabia Saudita non ha bisogno dell’energia nucleare e che un simile trasferimento servirebbe solo a Trump per ottenere favori dai sauditi in termini finanziari e per rafforzare i legami con il Paese contro l’Iran. Inoltre, sempre secondo Collina, l’acquisizione di centrali nucleari da parte dell’Arabia Saudita spingerà l’Iran a riavviare il programma nucleare.

Il 14 luglio 2015, con la stipulazione del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’Iran aveva raggiunto un accordo con 5 dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’Unione europea, il quale prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali imposte alla Repubblica Islamica, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica e nemmeno ad interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente.

Per tali ragioni, gli Stati Uniti hanno notificato il loro recesso dall’accordo e, 3 mesi dopo, il 7 agosto, hanno reintrodotto sanzioni dirette contro 3 importanti settori dell’economia iraniana: quello siderurgico, quello automobilistico e quello finanziario. Ad oggi, l’Iran ha continuato ha rispettare i termini dell’accordo e proprio alla luce di ciò, l’Unione Europea, la Russia e la Cina hanno deciso di non seguire gli Stati Uniti verso la reimposizione delle sanzioni.

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Alice Bellante

di Redazione

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