Siria: preoccupazione dell’ONU per i civili intrappolati a Baghouzin

Pubblicato il 20 febbraio 2019 alle 15:34 in Medio Oriente Siria

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Circa 200 famiglie sono intrappolate nel  villaggio di Baghouzin, una delle ultime zone della Siria controllata dall’ISIS. I militanti jihadisti stanno impedendo ai civili di fuggire, secondo quanto ha riferito il capo dei diritti umani dell’ONU. 

Lo Stato Islamico è sull’orlo della sconfitta anche nella sua ultima roccaforte in Siria orientale, il villaggio di Baghouz. Qui, circa 300 combattenti e 2.000 civili sono sotto assedio da parte della coalizione a maggioranza curda delle Syrian Democratic Forces (SDF). La popolazione civile, in tale contesto, continua a essere vittima di attacchi aerei e di terra, che nelle ultime ore si stanno intensificando. L’allarme per tale situazione è stato lanciato dall’Alto Commissario dell’Onu per i Diritti Umani, Michelle Bachelet. “Sappiamo che l’ISIS sembra impedire ad alcuni di loro, se non a tutti, di andarsene. Questo è potenzialmente un crimine di guerra da parte dello Stato Islamico”, ha riferito il suo portavoce, Rupert Colville, in una conferenza stampa. Le SDF, sostenute dagli Stati Uniti, hanno dichiarato che stanno cercando di evacuare i civili dall’ultima porzione di territorio occupata dall’ISIS e che hanno avvertito i combattenti di arrendersi o di affrontare la morte. “Stiamo lavorando per il ritiro e l’evacuazione dei civili e poi attaccheremo”, ha dichiarato il portavoce delle SDF, Mustefa Bali. Baghouz è il fronte principale della guerra siriana in questo momento, un conflitto che ha quasi raggiunto la durata di otto anni e che ha causato la morte di centinaia di migliaia di persone, oltre a muovere numerose masse di sfollati interni e verso l’estero.

Il portavoce dell’Alto Commissario Onu ha dichiarato che le truppe delle SDF che si preparano ad attaccare l’ISIS hanno l’obbligo, in base al diritto internazionale, di prendere tutte le precauzioni per proteggere i civili che sono presenti in mezzo ai combattenti. A tale proposito, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha riferito che circa 50 camion sono entrati nell’area di Baghouzin, con l’intento di far uscire alcune delle persone intrappolate all’interno della zona. Nel nord-ovest della Siria, intanto, le forze governative siriane e i loro alleati hanno intensificato una campagna di bombardamenti contro la città di Idlib e nelle aree circostanti, ha sottolineato l’Alto Commissario Onu, Bachelet. Il 18 febbraio, un doppio attentato proprio nella città di Idlib ha ucciso almeno 15 persone, tra cui 4 bambini e dozzine di persone sono rimaste ferite lunedì 18 febbraio. La prima esplosione è avvenuta durante l’ora di punta ed è stata causata da un ordigno piazzato sotto una macchina che si trovava nel quartiere di Qusour. Secondo quanto ha riferito l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, una seconda bomba è quindi stata fatta esplodere dopo che le ambulanze sono arrivate sulla scena del primo attacco, dove le persone si stavano recando per portare soccorsi. Non vi è stata un’immediata rivendicazione della responsabilità del doppio attentato che, secondo l’Osservatorio siriano, ha ferito almeno 50 persone. Tra le 15 vittime ci sono anche alcuni dei primi soccorritori di un gruppo di coordinamento locale per la difesa civile siriana.

“Un gran numero di civili, tra cui centinaia di migliaia di sfollati, a Idlib e nel nord di Aleppo, vivono un’esistenza intollerabile”, ha dichiarato la Bachelet. L’Alto Commissario anche espresso preoccupazione per le circa 20.000 persone che sono fuggite dalle aree controllate dall’ISIS, nel governatorato orientale di Deir Az Zor, nelle ultime settimane. Queste persone sono al momento ospitate in accampamenti di fortuna gestiti da gruppi armati curdi, tra cui l’SDF.”Occorre prestare particolare attenzione ai civili e, se possibile, dovrebbero essere trattati con umanità e dovrebbero avere la possibilità di lasciare i campi, non dovrebbero essere trattenuti in detenzione a meno che non siano sospettati di aver commesso un particolare crimine”, ha dichiarato Colville. Nel sud della Siria, vicino al confine con la Giordania il governo del presidente siriano, Bashar Al-Assad, ha aperto due corridoi umanitari che sono pattugliati da truppe russe. Tali passaggi possono essere utilizzati dai rifugiati della zona che vogliono trasferirsi in altre parti del paese, secondo quanto ha dichiarato il ministero della Difesa russo. Nella zona infatti si trova il campo di Rukban, che ospita circa 40.000 sfollati, per lo più donne e bambini, che soffrono per la carenza di cibo e forniture mediche. La settimana scorsa, l’ONU e la Mezzaluna rossa araba siriana hanno fornito l’indispensabile assistenza umanitaria a Rukban, poiché la Russia si è offerta di aiutare a trasferire coloro che erano disposti a spostarsi in altre aree della Siria. La Giordania, infatti, ha chiuso il confine a causa delle preoccupazioni per la sicurezza dell’area. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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