Segretario della Difesa USA in visita in Iraq

Pubblicato il 12 febbraio 2019 alle 10:35 in Iraq USA e Canada

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Il segretario della Difesa americano in carica, Patrick Shanahan, è giunto a Baghdad, in Iraq, martedì 12 febbraio, in quello che è stato annunciato come “un viaggio per sottolineare l’importanza della sovranità dell’Iraq” e per affrontare la questione del futuro delle truppe americane posizionate nel Paese mediorientale.

È previsto che Shanahan incontri diversi ufficiali iracheni, tra cui il premier Adel Abdul Mahdi, in carica dallo scorso 25 ottobre. “Siamo in Iraq su invito del governo di Baghdad ed è nostro interesse contribuire alla costruzione della sicurezza del Paese”, ha sottolineato il segretario americano, il quale affronterà anche la questione del ritiro statunitense dalla Siria, annunciato il 19 dicembre dal presidente Donald Trump.

La visita di Shanahan avviene in un momento di tensione, causato dalle affermazioni del presidente Trump in merito alla possibilità che le truppe statunitensi rimangano in Iraq per monitorare le mosse dell’Iran, considerato il principale oppositore in Medio Oriente da Washington. Tale dichiarazione è stata rilasciata i primi giorni di febbraio, nel corso di un’intervista all’emittente americana CBS da parte del leader della Casa Bianca.

Per tutta risposta, il presidente iracheno, Bahrdam Salih, ha reso noto che Trump non aveva chiesto il permesso alle autorità dell’Iraq per inviare truppe al fine di monitorare Teheran. Il capo di Stato ha precisato anche che l’unica ragione per cui i soldati americani potranno rimanere in Iraq è la lotta contro il terrorismo. “Non sovraccaricate l’Iraq con i vostri problemi”, ha sottolineato Salih.

I rapporti tra Iran e Iraq sono migliorati dopo la caduta dell’ex presidente iracheno, Saddam Hussein, il 9 aprile 2003 e, più in particolare, dopo l’instaurazione di un governo sciita in Iraq, che ha sostituito il regime sunnita di Saddam. Secondo quanto previsto dalla Costituzione irachena del 2005, le principali cariche dello Stato rappresentano le tre comunità principali del Paese: sunniti, sciiti e curdi. Il presidente della repubblica è esponente della comunità curda, il primo ministro di quella sciita e il presidente del parlamento di quella sunnita.

In seguito all’occupazione dell’Iraq da parte dell’ISIS, le Quds Force, unità speciale delle guardie della rivoluzione iraniane, guidate dal generale Qasem Soleimani, sono intervenute in Iraq per sostenere militarmente l’esercito iracheno nella lotta contro l’ISIS. Inoltre, l’Iran ha formato le forze di mobilitazione popolare (Fmp), le milizie sciite irachene impegnate nella lotta contro l’ISIS.

Nel febbraio 2018, gli Stati Uniti avevano reso noto linzio del ritiro delle truppe dall’Iraq, alla luce della sconfitta ufficiale dello Stato Islamico, annunciata il 9 dicembre 2017 da Baghdad. Secondo quanto riportato da The New Arab, in tale mese, i soldati americani sono stati trasferiti dall’Iraq all’Afghanistan a bordo di voli giornalieri, insieme ad armi e altro equipaggiamento militare.

Alcuni ufficiali iracheni hanno svelato che era stato concluso un accordo tra la coalizione americana che combatte contro l’ISIS in merito al ritiro delle truppe dall’Iraq per la prima volta dall’agosto 2014, anno dell’inizio delle operazioni contro lo Stato Islamico. Il portavoce della coalizione, Ryan Dillon, aveva riferito che sarebbero continuati ad essere presenti soldati statunitensi nel Paese mediorientale, in proporzione alle necessità e alla coordinazione con il governo iracheno.

Un ufficiale di Baghdad vicino allex primo ministro, Haider al-Abadi, aveva inoltre specificato che il 60% delle truppe americane che si trovava nel Paese sarebbe stato ritirato. Secondo le stime, sarebbero rimasti in Iraq circa 4.000 soldati per continuare ad addestrare i militari locali.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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