Papa Francesco: “Nessuna violenza può essere giustificata in nome della religione”

Pubblicato il 5 febbraio 2019 alle 10:13 in Emirati Arabi Uniti Medio Oriente

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Nel discorso effettuato durante la visita ad Abu Dhabi, Papa Francesco ha dichiarato che nessuna violenza può essere giustificata in nome della religione, e che tali atti devono essere condannati senza esitazione.

“Costruiremo il futuro insieme o non ci sarà futuro”, ha continuato il pontefice, aggiungendo che è il momento che le religioni aiutino le persone, rafforzando la capacità di riconciliazione. Durante l’intervento, Francesco ha menzionato il caso dello Yemen, caratterizzato da una sanguinosa guerra civile dal 22 marzo 2015, esortando i Paesi del Golfo Persico a estendere il diritto di cittadinanza a tutte le minoranze religiose. Negli Emirati Arabi Uniti il diritto di cittadinanza è riservato ai nativi musulmani, mentre i milioni di immigrati cristiani presenti nel Paese sono oggetto di persecuzioni violente che, con il tempo, stanno portando alla loro scomparsa.

In seguito al proprio intervento, Papa Francesco e l’imam di Al Azhar, una delle più alte autorità religiose del mondo islamico, Sheikh Ahmad al-Tayeb, hanno firmato un documento, che il New York Times ha definito “una sorta di manifesto di pace” tra le due religioni, al fine di impedire l’uso strumentale della fede per compiere violenze. La dichiarazione riferisce altresì che “il pluralismo e la diversità delle religioni sono state una volontà di Dio”, motivo per cui nessuno deve essere obbligato ad aderire forzatamente ad una fede.

Radwan al-Sayes, intellettuale libanese che è anche un’autorità sunnita, ha condiviso il punto di vista del Papa, riferendo che numerosi Paesi cattolici, arabi e musulmani hanno già iniziato a collaborare con il Vaticano su alcuni progetti volti a combattere la povertà, il riscaldamento globale e le disgrazie. “Non dobbiamo pensare che tutti gli europei cambieranno il loro punto di vista sull’Islam per le dichiarazioni del Papa, ma sono sicuro che, nel corso degli anni, le sue parole avranno un effetto su di loro”, ha commentato al-Sayed.

In concomitanza alla visita del pontefice negli Emirati Arabi Uniti, è stato rilasciato un sondaggio condotto da una società di ricerca inglese, la YouGov, che ha rilevato un’opposizione fondamentale tra i valori della società occidentale e l’Islam. In particolare, la maggior parte degli intervistati si è dichiarato preoccupato per via della crescita dell’estremismo islamico, di cui il 72% in Francia e Germania, il 66% in Inghilterra e il 56% negli Stati Uniti. Di contro, altri sondaggi hanno dimostrato che nei Paesi del Medio Oriente e dell’Africa le persone non hanno la stessa paura di un eventuale crescita dell’estremismo cristiano. In Arabia Saudita, ad esempio, che è un Paese ultra-conservatore, solo il 25% degli intervistati ha dichiarato che il Cristianesimo è incompatibile con la loro società, mentre solo il 22% in Algeria, il 13% negli Emirati e il 7% in Egitto.

Il discorso di Francesco è coinciso con la richiesta avanzata al Vaticano dal presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, per facilitare il dialogo internazionale al fine di risolvere la crisi politica venezuelana.

Da quando è a capo della Chiesa, il 13 marzo 2013, Francesco si è recato 25 volte all’estero, di cui 13 presso Paesi a maggioranza musulmana, come Turchia, Palestina, Egitto, Giordania, Bangladesh e Repubblica Centrafricana, dove ha sempre pregato all’interno di moschee con i rispettivi imam, esortando i fedeli delle due religioni alla tolleranza e alla pace.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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