Papa Francesco in visita negli Emirati Arabi Uniti

Pubblicato il 4 febbraio 2019 alle 15:12 in Emirati Arabi Uniti Medio Oriente

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Papa Francesco ha iniziato una visita di tre giorni negli Emirati Arabi Uniti (UAE), diventando il primo pontefice a fare visita nella Penisola Arabica.

Al suo arrivo, avvenuto la sera di domenica 3 febbraio, Francesco è stato accolto dal principe emiratino, Sheikh Mohammed bin Zayed Al Nahyan. Lo scopo del suo viaggio è la partecipazione alla Global Conference on Human Fraternity, sponsorizzata dagli Emirati Arabi, che hanno proclamato il 2019 “l’anno della tolleranza”. Tale mossa è stata criticata da molti attivisti dei diritti umani, dal momento che Abu Dhabi è coinvolta nella guerra in Yemen, facendo parte della coalizione a guida saudita che bombarda i ribelli sciiti Houthi. Il Paese del Golfo Persico, inoltre, dal 5 giugno 2017, insieme ad Arabia Saudita, Egitto e Bahrein, ha tagliato i rapporti con il Qatar, imponendo un blocco aereo, marittimo e terrestre nei suoi confronti. Tale crisi, ormai in corso da oltre un anno, ha avuto effetti significativi sulle relazioni tra i Paesi del Golfo, che hanno completamente isolato il Qatar. Non è ancora chiaro se il Papa affronterà la questione ma, come riporta al-Jazeera English, è probabile che ne discuterà durante i colloqui bilaterali con la leadership emiratina.

La Global Conference on Human Fraternity consiste in un raduno internazionale di esperti religiosi, volto a promuovere la tolleranza e la pace tra la fede musulmana e la fede cristiana. È previsto che Francesco incontri il Grand Imam Sheikh Ahmed al-Tayyib, capo di Al Azhar, una delle più alte autorità religiose del mondo islamico. Nella giornata di martedì 5 febbraio, sono attesi circa 135.000 fedeli presso lo stadio Zayed di Abu Dhabi.

Nel videomessaggio inviato al popolo degli Emirati Arabi, il Papa ha ringraziato il Grand Imam e coloro che hanno organizzato l’evento che, a suo avviso, promuoverà la fede in Dio, unendo le due fedi. “Ringrazio Dio per questa opportunità che scriverà una nuova pagina nella storia del dialogo interreligioso, per confermare che siamo fratelli, nonostante le differenze”, ha continuato Francesco, che ha fatto del dialogo con l’Islam uno dei pilastri del suo pontificato, seguendo le orme di alcuni suoi predecessori. In passato, Papa Paolo VI aveva effettuato il primo pellegrinaggio presso la Terra Santa nel 1964 e, dopo di lui, Papa Giovanni Paolo II è divenuto il primo pontefice a entrare in una moschea, nel 2001.

Da quando è a capo della Chiesa, il 13 marzo 2013, Francesco si è recato 25 volte all’estero, di cui 13 presso Paesi a maggioranza musulmana, come Turchia, Palestina, Egitto, Giordania, Bangladesh e Repubblica Centrafricana, dove ha sempre pregato all’interno di moschee con i rispettivi imam, esortando i fedeli delle due religioni alla tolleranza e alla pace.

Come ha riportato il New York Times, la visita del Papa nel Golfo Persico, che è un’area nota per la ristretta libertà religiosa, aprirà le porte ad un ruolo maggiore del cristianesimo in Medio Oriente. Anni di guerre, violenza jihadista e tensioni settarie, spiega il quotidiano americano, hanno ridotto la percentuale di cristiani in Medio Oriente dal 20% a circa il 4% della popolazione attuale. In Arabia Saudita, che è un Paese ultraconservatore, i cristiani sono circa 1,4 milioni, ma le chiese sono bandite e, allo stesso modo, esporre simboli cristiani è vietato. Similmente, in Yemen, che è sempre stato un Paese ricco di culture diverse, le prime comunità cristiane vi si erano stabilite intorno al XIX secolo, ma il conflitto scoppiato il 22 marzo 2015 ha forzato molti cristiani a nascondersi o a lasciare il Paese per mettersi in salvo.

I Paesi del Golfo, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, sono tra gli Stati del Medio Oriente in cui il numero di cristiani sta crescendo, nonostante le restrizioni religiose. Tale aumento è dovuto soprattutto ai flussi di migranti provenienti dalle Filippine, dall’India o da altri Paesi asiatici, che hanno portato diversi milioni di cristiani in Arabia Saudita, Emirati e Qatar. Nel territorio nazionale emiratino i cristiani, che sono oltre 1 milione, gli ebrei e gli induisti possono professare liberamente la propria fede.

Il principe ereditario di Abu Dhabi, aveva invitato Francesco nel corso dell’incontro al Vaticano nel 2016.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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