Venezuela: i 5 obiettivi principali di Guaidó

Pubblicato il 2 febbraio 2019 alle 15:46 in America Latina Venezuela

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il leader dell’opposizione nonché presidente autoproclamato, Juan Guaidó, ha affermato che farà quanto è in suo potere per “orientare il Venezuela verso la democrazia”, enumerando 5 obiettivi principali che intende raggiungere, senza escludere di appoggiare un eventuale intervento militare condotto dagli Stati Uniti.

Durante un’intervista con Al-Jazeera, Guaidó ha affermato che stabilire la democrazia è uno dei cinque principi che intende attuare nel Paese per superare la crisi che il Venezuela sta affrontando. Interpellato su quali fossero gli altri, il neoleader ha spiegato: “Governabilità, stabilità, il più basso impatto sociale possibile, la gestione dell’attuale emergenza umanitaria, la riattivazione dell’economia per creare posti di lavoro per i cittadini e orientare il Venezuela verso la democrazia”. Guaidó ha inoltre rifiutato di escludere un appoggio del suo governo all’eventuale intervento militare statunitense nel Paese. Inoltre, Guaidó, che è stato riconosciuto ufficialmente come presidente ad interim tanto da Washington quanto da Canada e dalla maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea, ha reso noto di aver rifiutato un’offerta giunta dal Messico e dall’Uruguay per mediare negoziati con l’ex presidente contestato, Nicolas Maduro. Guaidó ha affermato che la disputa non viene dibattuta da due fazioni uguali, bensì tra un “minuscolo gruppo” di capi “che si sostengono con le armi, hanno rubato alla Repubblica e la minacciano costantemente” e vogliono fare di tutto per restare al potere” e la popolazione generale, che desidera un cambiamento di governo ma la cui cittadinanza viene “massacrata”. “Comprendo le buone intenzioni nutrite da Messico e Uruguay e comprendo l’ultimatum dell’Unione Europea a Maduro”, ha poi commentato Guaidó, riferendosi a una scadenza imposta all’ex presidente venezuelano dall’UE affinché avviasse un nuovo processo elettorale, scadenza rigettata da Maduro. “L’opposizione ha sempre voluto negoziare, abbiamo provato di tutto”, ha continuato il presidente dell’Assemblea Nazionale, spiegando: “Abbiamo votato, ci siamo astenuti, abbiamo fatto scioperi della fame, abbiamo protestate e ci hanno uccisi. La fine del regime, un governo di transizione e libere elezioni, tutto all’interno di un simile progetto può essere discusso”.

Nel frattempo, il vicepresidente americano, Mike Pence, ha rinnovato la sua minaccia a Maduro in un discorso tenuto venerdì 1 febbraio nel quale ha sentenziato che è ora egli si dimetta utilizzando toni molto accesi: “Per essere chiari, la battaglia in Venezuela è tra dittatura e democrazia. E la libertà ha lo slancio. Nicolas Maduro è un dittatore sprovvisto di rivendicazioni legittime del potere, e deve andarsene, e coloro che osservano la situazione dovrebbero sapere questo, che tutte le opzioni sono su tavolo.  Nicolas Maduro farebbe bene a non mettere alla prova la risolutezza degli Stati Uniti d’America”.

Nella medesima giornata di venerdì 1 febbraio, il governo di Maduro ha annunciato che venderà 15 tonnellate d’oro dalle sue riserve a un’impresa di investimento di Abu Dhabi, la Noor Capital, negli Emirati Arabi Uniti. Secondo Vanessa Neumann, analista latinoamericana, si tratterebbe di un disperato tentativo di Maduro di restare solvente. La studiosa ha paragonato tale mossa all’annaspare frenetico di una persona in procinto di affogare.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.