Ministri degli Esteri di 6 Paesi arabi si incontrano in Giordania

Pubblicato il 31 gennaio 2019 alle 13:21 in Giordania Medio Oriente

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I ministri degli esteri di sei Paesi arabi hanno partecipato ad un summit in Giordania, giovedì 31 gennaio, nel tentativo di allineare le proprie politiche per far fronte alla crisi regionale. Gli Stati in questione, oltre alla Giordania, sono Egitto, Kuwait, Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti. L’incontro si è tenuto presso il King Hussein Bin Talal Convention Centre sul Mar Morto.

Prima del meeting, il portavoce del Ministero degli esteri, Sufian Qudaj, ha riferito che i ministri hanno discusso le relazioni bilaterali e gli sviluppi regionali. Tutti i ministri, prima dei colloqui, hanno incontrato re Abdullah, che ha sottolineato l’urgenza di coordinamento tra i Paesi in merito alla situazione nella regione mediorientale. A suo avviso, inoltre, è sempre più urgente risolvere il conflitto israelo-palestinese con una soluzione a due Stati, e in modo da garantire l’indipendenza della Palestina.

Il meeting tra i dei ministri è avvenuto in un momento in cui le nazioni del Medio Oriente stanno mostrando una maggiore disponibilità a riconciliarsi con il presidente siriano, Bashar al-Assad, dal momento che la Siria potrebbe essere riammessa alla Lega Araba, da dove era stata espulsa nel 2011, in occasione del prossimo summit in Tunisia, previsto per il mese di marzo.

Il mese scorso, gli Emirati Arabi Uniti hanno riaperto la propria ambasciata a Damasco, nominando un incaricato di affari in Siria. Nel frattempo, la crisi del Golfo con il Qatar sta continuando. Il 5 giugno 2017, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto hanno imposto un embargo contro il Qatar, a causa di un presunto sostegno e finanziamento ad organizzazioni terroristiche. Da parte sua, Doha ha sempre negato le accuse, ma si è trovata in una grave condizione di isolamento.

I confini terrestri e marittimi del Paese sono stati chiusi, i collegamenti aerei sospesi e i cittadini del Qatar espulsi dagli Stati sostenitori dell’embargo. I Paesi del Golfo e l’Egitto hanno accusato Doha di sostenere il terrorismo e di essere eccessivamente vicina al rivale regionale dell’Arabia Saudita, l’Iran. Nell’annunciare l’embargo, Riad aveva dichiarato che questo fosse necessario per “proteggere la sicurezza nazionale dai pericoli del terrorismo e dell’estremismo”. Il Qatar ha ripetutamente definito tali accuse “infondate”, denunciando l’embargo come un tentativo di imporre un controllo sulla nazione.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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