Maduro contro Guaidó: il controllo dell’esercito essenziale nella lotta per il Venezuela

Pubblicato il 29 gennaio 2019 alle 6:04 in America Latina Venezuela

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“Soldato, ti do un’ordine: non sparare sul popolo”. Sono le parole di Juan Guaidó, leader dell’opposizione e autoproclamato presidente del Venezuela, che aumenta le pressioni sull’esercito affinché abbandoni il presidente Nicolás Maduro.

Lo scontro tra il leader dell’opposizione venezuelana Juan Guaidó, che il 23 gennaio scorso ha giurato come presidente ad interim del paese, e il presidente Nicolás Maduro, si riduce a una disputa essenziale. Riguarda la rivendicazione della Costituzione e, con essa, la fedeltà delle forze armate. L’opposizione domenica 27 gennaio ha aumentato la pressione contro il governo chavista in un giorno dedicato a informare i militari. Sostenitori di Guaidó si sono avvicinati alle caserme per cercare il loro sostegno dei soldati e il leader per la prima volta si è rivolto ai militari come capo di Stato, dando istruzioni esplicite: “Soldato, ti do un ordine: non sparare sul popolo”.

“Soldato venezuelano, sto parlando con te. È tempo di schierarsi con la Costituzione, non è il momento della paura, non è il momento di tirarsi indietro. Non sparare a quelli che, in modo chiaro e costituzionale, sono usciti per difendere la tua famiglia, la tua gente, il tuo lavoro” – ha affermato Guaidó a margine di una manifestazione in memoria delle 29 persone uccise durante la grande manifestazione dell’opposizione del 23 gennaio scorso. Una manifestazione in occasione della quale Guaidó ha firmato la legge di amnistia, che annulla tutte le indagini civili, penali e amministrative, disciplinari e fiscali, tutti i processi, le mute e le sanzioni comminate per motivi politici dopo l’elezione di Hugo Chávez nel 1998. 

Guaidó considera Maduro un usurpatore per aver vinto le elezioni a maggio senza garanzie né competizione, dal momento che i principali partiti dell’opposizione hanno rifiutato di partecipare. Il parlamento di cui è presidente ha smesso di riconoscerlo formalmente, con l’approvazione dei principali organismi internazionali, lo scorso 10 gennaio, quando il presidente ha inaugurato il suo secondo mandato, fino al 2025, non dinanzi all’Assemblea Nazionale, ma dinanzi alla Corte suprema, in aperta violazione della Costituzione venezuelana. La stessa Costituzione, all’articolo 233, prevede che il Presidente dell’Assemblea Nazionale, e cioè Guaidó, assuma la presidenza interina del paese in caso di vacanza di potere.

La fedeltà dell’esercito è anche al centro dell’azione di Nicolás Maduro. Il Presidente si è recato al forte di Paracamay, nello stato di Carabobo, nel nord del paese, sede della 41 divisione corazzata, per arringare le truppe e assistere a manovre militari. “Il comandante Chávez è un soldato come te. Mi sento un soldato di questa armata. Mi sento un soldato del nostro paese. Vogliono che le forze armate diventino golpiste. Siete golpista? Siete costituzionalisti? Siete pro imperialisti? Siete anti imperialisti? Mai traditori! Sempre fedeli!” – ha arringato Nicolás Maduro.

Il sostegno dell’esercito è fondamentale a Maduro per conservare il potere, a Guaidó per spingere Maduro a lasciare la presidenza. Il leader dell’opposizione ha promesso un’amnistia per tutti i militari responsabili di aver obbedito agli ordini durante la repressione delle proteste nel 2014 e nel 2017. 

Fallisce prima di nascere, intanto, il tentativo di mediazione di Messico e Uruguay. Juan Guaidó ha definito la mossa di Città del Messico e Montevideo “un falso ideologico” ed ha ricordato come tutti i precedenti tentativi di negoziato siano serviti solo a Maduro per mantenersi al potere.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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