La UE pronta a sanzioni contro il Nicaragua

Pubblicato il 22 gennaio 2019 alle 6:06 in America centrale e Caraibi Europa

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L’Unione Europea sta valutando l’introduzione di sanzioni contro il governo del Nicaragua. Lo ha dichiarato il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani.

“Presto ci saranno sanzioni contro la dittatura in Nicaragua” – ha affermato Tajani intervenendo al Congresso nazionale del Partito Popolare spagnolo a Madrid. Secondo il presidente del Parlamento Europeo, esponente di Forza Italia e del Partito Popolare Europeo, le autorità del Nicaragua “stanno andando verso la strada sbagliata” e l’Unione europea “non rimarrà in silenzio e reagirà” nel prossimo futuro.

In precedenza Tajani aveva commentato criticamente la situazione nel paese centroamericano. “Il Nicaragua sotto il regime Daniel Ortega si sta trasformando in un secondo Venezuela. Se il regime non rispetterà i principi dello stato di diritto, della democrazia e dei diritti umani, ci saranno presto misure” – ha scritto il Presidente dell’Europarlamento sul suo account Twitter ufficiale.

Parlando a Madrid, dov’è stato invitato dal leader del Partito Popolare spagnolo Pablo Casado, Tajani ha anche duramente criticato la situazione in Venezuela. Ha esortato gli europei ad aderire alla “condanna della dittatura venezuelana” già espressa dagli Stati Uniti e da numerosi paesi latinoamericani, tra cui Colombia, Cile, Argentina, Brasile e Perù, affermando che il governo di Caracas “provoca solo fame e dolore”.

In precedenza, giovedì 17 gennaio, un alto funzionario europeo, citato dall’agenzia di stampa francese AFP, ha affermato che l’Unione europea è disposta a “ricorrere a tutti i mezzi” alla sua portata per raggiungere una soluzione alla crisi in Nicaragua. “Questo potrebbe includere misure restrittive ad un certo punto nel futuro, anche se ancora non siamo a questo punto” – ha dichiarato il funzionario, che ha chiesto di mantenere l’anonimato.

Le proteste in Nicaragua sono iniziate il 18 aprile dello scorso anno a causa della riforma delle pensioni proposta dalle autorità di Managua, che prevedeva un aumento dell’importo delle detrazioni dai datori di lavoro e dai lavoratori ai fondi di assicurazione sociale. Il presidente Ortega, su pressione della piazza, ha successivamente annullato la riforma, ma le manifestazioni di massa non sono cessate diventando un movimento di protesta generalizzato contro il governo sandinista, accusato di essere repressivo, nepotista e corrotto. Daniel Ortega ha rifiutato di anticipare le elezioni, come richiesto dall’opposizione e dai vescovi nicaraguensi, chiamati a mediare, e ha definito gli eventi una cospirazione contro il paese. Gli USA hanno varato sanzioni contro il paese mesoamericano e l’Organizzazione degli Stati Americani valuta l’espulsione di Managua. Dall’inizio degli scontri in Nicaragua sono morte tra 325 e 500 persone.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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