Afghanistan: ministro dell’Interno si dimette per affiancare presidente Ghani alle elezioni

Pubblicato il 20 gennaio 2019 alle 6:00 in Afghanistan Asia

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Il ministro dell’Interno afghano, Amrullah Saleh, si è dimesso dal suo incarico, sabato 19 gennaio, per poter concorrere alle votazioni come vicepresidente a fianco al presidente del Paese, Ashraf Ghani, il quale intende aggiudicarsi un secondo mandato nelle elezioni di luglio 2019.

L’ex ministro ha riferito all’agenzia stampa Reuters, durante un colloquio telefonico, di aver annunciato le proprie dimissioni, e due fonti politiche hanno spiegato che tale mossa è mirata a poter raggiungere il presidente afghano, Ashraf Ghani, e il suo team elettorale. “Vuole concorrere per il posto di vicepresidente”, ha spiegato una di queste fonti dal palazzo presidenziale della capitale, Kabul. Secondo il sistema elettorale del Paese, tutti i membri del gabinetto di governo, fatta eccezione per il presidente e per il vicepresidente, devono obbligatoriamente dimettersi dal proprio ruolo qualora intendano candidarsi per tali incarichi.

Si sarebbe tuttavia ipotizzato che Saleh, il quale gode di ampio sostegno presso la minoranza etnica afghana dei Tajiks, avesse concorso alle elezioni in opposizione a Ghani, e non come sua spalla. Le elezioni erano inizialmente previste ad aprile 2019, ma sono state rimandate a luglio. Nel mese di dicembre, Ghani aveva nominato Saleh, ex ufficiale di sicurezza afghano e feroce oppositore dei talebani, come ministro dell’Interno del Paese, nel tentativo di assicurarsi il sostegno di ex oppositori politici, attraverso la lotta comune contro i militanti estremisti, per garantirsi anche un secondo mandato presidenziale.

La corsa alle presidenziali in Afghanistan è ormai iniziata a pieno ritmo, e molti ex funzionari e politici sono pronti a rivaleggiare con Ghani per la carica. Il presidente, da agenda, registrerà la sua ricandidatura nella giornata di domenica 20 gennaio. Anche l’ex capo militare nonché ex premier, nel 1993-94 e poi brevemente ancora nel ‘96, Gulbuddin Hekmatyar, il quale in battaglia ha ucciso migliaia di persone a Kabul durante la violenta guerra civile degli anni Novanta (1992-1996), si è registrato tra i candidati, nella giornata di sabato 19 gennaio. Lo scenario politico nazionale è dominato da lealtà alla propria appartenenza etnica, alleanze personali, e spesso anche coalizioni precarie tra potenti leader regionali. Secondo un diplomatico occidentale con sede a Kabul, la decisione di Ghani di includere Saleh nel suo team presidenziale rifletterebbe il modo in cui le alleanze nel Paese si formano rapidamente, nella maggior parte dei casi anche ignorando le differenze ideologiche.

Le forze afghane stanno lottando massicciamente contro i militanti talebani, e anche tra le loro fila le recenti perdite sono senza precedenti. Da quando ha iniziato il proprio mandato presidenziale il 21 settembre 2014, Ashraf Ghani si è impegnato molto, nell’ambito del contrasto all’estremismo violento, per limitare la diffusione di tale fenomeno nel Paese, chiedendo all’Ulema Council, il consiglio degli studiosi e delle autorità islamiche dell’Afghanistan, di condannare tutti gli attacchi terroristici commessi dai talebani, richiamando invece alla pace. Dal 2015, l’Afghan Office of the National Security Council (ONSC), grazie a donazioni internazionali, ha sviluppato una strategia anti-estremismo violento.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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