Libano: Lega Araba riammetta Siria

Pubblicato il 19 gennaio 2019 alle 9:10 in Libano Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro degli Esteri libanese, Gebran Bassil, ha esortato la Lega Araba a riammettere la Siria  nel blocco dei 22 Paesi membri, definendo una “vergogna storica” la decisione di un futuro vertice economico senza estendere l’invito a Damasco; si tratta del più recente segnale di apertura dei Paesi arabi ad accogliere di nuovo la Siria nel mondo diplomatico dopo il lungo isolamento.

Prendendo la parola alla sessione di apertura di un incontro dei ministri degli Esteri dei Paesi arabi a Beirut, Bassil ha affermato che è una “vergogna storica” l’aver programmato un summit regionale economico per domenica 20 gennaio senza aver invitato Damasco. Il ministro ha poi aggiunto che la Siria dovrebbe essere accolta nuovamente “nelle nostra braccia”.

“La Siria è il più grande assente nella nostra conferenza… la Siria dovrebbe essere accolta nelle nostre braccia piuttosto che gettata tra le braccia del terrorismo”, ha commentato Bassil, aggiungendo: “Non dovremmo aspettare di ottenere il permesso per il suo ritorno in modo da non commettere un vergognoso atto storico sospendendo la sua membership a causa di ordini esterni”. Le parole del ministro degli Esteri libanese fanno seguito a quelle del presidente della Lega Araba, Houssam Zaki, il quale aveva recentemente riferito ai giornalisti che il ritorno della Siria è “inevitabile”, sottolineando che, di fatto, Damasco non era mai stata espulsa dal blocco, ma solo temporaneamente sospesa.

Tuttavia, il Segretario Generale dell’organismo regionale, Aboul-Gheit ha affermato che non è stata ancora presa una posizione chiara, da parte dei Paesi membri, circa il ripristino eventuale della Siria all’interno del gruppo: “Fino a questo momento, la condizione non è ancora matura riguardo il ritorno della sorella Siria a occupare un posto in seno alla Lega Araba, poiché ci sono diversi punti di vista”.

Il Paese era stato sospeso dalla Lega Araba nel 2011, anno dello scoppio della guerra civile, il 15 marzo, in concomitanza con le sanzioni e condanne internazionali per la violenta repressione del regime del presidente, Bashar al-Assad, nei confronti dei cittadini dissidenti. A oggi, la guerra civile nel Paese, tuttora in corso, ha causato la morte di circa 500mila persone.

Il Libano si sta preparando a ospitare il vertice conosciuto con la sua formula inglese, Arab Economic and Social Development Summit (AESD), il quale si terrà domenica 20 gennaio; tuttavia, l’evento è stato adombrato da numerose reticenze e disdette all’interno dei Paesi membri. Sette capi di Stato dei Paesi arabi hanno comunicato che parteciperanno, ma solo due di loro sono al momento attesi, ossia i leader di Somalia e Mauritania. Gli emiri del Qatar e del Kuwait hanno annunciato che non presenziranno, il presidente dell’Autorità Palestinese ha spiegato che si troverà a New York in quella data, e l’Egitto sta ponderando di inviare il suo premier al posto del capo di Stato.

L’AESD si è formata nel 2009 come conferenza esclusivamente dedicata a economia e sviluppo, e cerca di coinvolgere il settore privato, ivi incluse banche, camere di commercio, industria e agricoltura. Negli ultimi mesi, 7 dei Paesi arabi, tra cui alcuni che un tempo sostenevano i gruppi armati contro il presidente siriano al-Assad, hanno fatto passi avanti per riconciliarsi con il governo di Damasco. A metà dicembre scorso, il presidente sudanese, Omar al-Bashir, è stato il primo capo di Stato di un Paese arabo a far visita ufficiale alla Siria dall’inizio della guerra civile. A fine mese, gli Emirati Arabi Uniti hanno riaperto la loro ambasciata a Damasco, e anche il Bahrein si è detto intenzionato a ripristinare la propria missione diplomatica nel Paese.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.