Gruppo armato del Ciad attacca forze di Haftar in Libia

Pubblicato il 28 dicembre 2018 alle 9:02 in Ciad Libia

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Un gruppo armato del Ciad ha attaccato un campo militare delle forze del generale Khalifa Haftar, nel Sud della Libia, giovedì 27 dicembre, uccidendo un soldato e ferendone altri 13. L’assalto è avvenuto vicino a Traghen a 902 km a Sud di Tripoli e a circa 400 km dal confine settentrionale con il Ciad. Un portavoce dell’area di Traghen ha riferito che la vittima era un combattente fedele ad Haftar, uomo forte del governo di Tobruk e capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) che, al momento, non ha rilasciato alcun commento sull’accaduto.

Da quando il regime del dittatore libico Muammar Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre del 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo ha sede a Tripoli, guidato dal premier Fayez Serraj ed è sostenuto dall’Onu e dall’Italia. Il secondo ha sede a Tobruk ed è sostenuto da Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia. Tale situazione di instabilità fa sì che, da anni, la Libia sia in presa ai trafficanti di esseri umani, ai gruppi armati e alle organizzazioni terroristiche, soprattutto in prossimità dei confini meridionali.

Da parte sua, il Ciad è uno Stato dell’Africa centrale semidesertico e senza alcuno sbocco al mare, circondato da Paesi caratterizzati da forti instabilità, quali la Libia, il Sudan, la Repubblica Centrafricana, il Camerun, la Nigeria e il Niger. In particolare, il Ciad costituisce un importante snodo di passaggio per tutti quei flussi migratori che, dall’Africa orientale e occidentale, confluiscono verso il Nord del continente, soprattutto in Libia, per imbarcarsi alla volta dell’Europa.

Da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1960, la storia del Ciad è stata caratterizzata dall’instabilità e dalla violenza, causata soprattutto dalle tensioni tra i cittadini arabi-musulmani, concentrati nel nord del Paese, e la maggioranza di cristiani e animisti che, invece, vivono nel sud. Nonostante nel 2003 sia iniziata la produzione petrolifera, con il completamento di un condotto che collega il Ciad alla costa atlantica, le autorità di N’Djamena continuano a faticare per cercare di ridurre il tasso di povertà, e migliorare le condizioni sociali e l’assistenza sanitaria per i cittadini. Il Ciad, come la Nigeria e altri Stati della regione del Lago Ciad, è colpito anche dalla violenza dei terroristi nigeriani di Boko Haram.

Uno studio dell’iniziativa REACH dello scorso aprile ha rilevato che i due dei punti principali di entrata dei flussi migratori in Libia si trovano in prossimità delle frontiere con il Niger e il Ciad, dal dove i migranti cercano di raggiungere Sebha, nel sud del Paese. Un altro punto di entrata, invece, è posizionato lungo i confini sud-orientali con una parte del Ciad e una parte del Sudan ed è attraversato soprattutto da persone originarie dell’Africa centrale e orientale, che raggiungono la regione di Alkufra. A partire dal 2017, è stato registrato un aumento nel numero di migranti che hanno attraversato il Ciad che, ad avviso di REACH, è stato il risultato delle maggiori misure di sicurezza attuate, soprattutto nella regione di Agadez in Niger. La maggior parte delle fonti ha confermato di non aver riscontrato una diminuzione nel numero delle entrate dei rifugiati dai confini meridionali libici fino alla metà del 2017. In seguito a tale data, i flussi hanno mutato direzione, spostandosi ai lati del Niger, in Ciad e in Algeria.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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