Ordinato il rientro in Belgio di sei figli di militanti ISIS

Pubblicato il 27 dicembre 2018 alle 16:32 in Belgio Siria

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Il tribunale di Bruxelles ha ordinato, mercoledì 26 dicembre, il rientro in Belgio di sei figli di militanti dell’ISIS, insieme  alle loro mamme, che attualmente si trovano nel campo profughi curdo di Al-Hol, in Siria.

A presentare la richiesta sono state due donne, Tatiana Wielandt e Bouchra Abouallal, rispettivamente di 26 e 25 anni, entrambe cittadine belghe e mamme di tre bambini ciascuna, tutti di età inferiore ai sei anni. Le due donne, insieme ai loro figli, si trovano nel campo profughi di Al-Hol in seguito alla sconfitta dell’ISIS nei territori precedentemente occupati tra Siria ed Iraq.

In un primo momento, la richiesta delle due mamme era stata respinta da un tribunale di grado inferiore. Successivamente, il tribunale di primo grado ha annullato la precedente decisione, richiedendo al governo belga di adottare “tutte le misure possibili e necessarie” per il rientro dei sei bambini. Allo Stato belga sono stati accordati 40 giorni per procedere: se non porterà a termine la missione entro questo lasso di tempo, sono previste multe di 5.000 euro al giorno per ogni bambino in questione fino ad un massimo di 1 milione, come riferito da Reuters, che spiega che il governo belga ha la possibilità di fare ricorso contro la sentenza.

Il Belgio, fino ad ora, si era opposto a tutte le richieste di ritorno nel Paese. La sentenza del 26 dicembre rappresenterebbe un punto di svolta in questo senso, anche se riguarda solo sei bambini, mentre sono circa 160 i minorenni belgi bloccati nelle zone di conflitto, secondo le stime riportate dal Telegraph. A livello europeo, sempre secondo il quotidiano britannico, circa 584 donne e 1.250 bambini si trovano nei tre campi profughi nella parte della Siria controllata dai curdi, da quando l’ISIS è stata estromessa dalle zone in questione.

Non solo il Belgio, ma anche gli altri Paesi europei sono stati riluttanti ad ammettere nel loro territorio i figli dei jihadisti, percepiti, come spiega Reuters, sia come vittime che come minacce. Inoltre, diplomatici europei hanno dichiarato di non poter agire in un’area in cui il controllo curdo non è riconosciuto internazionalmente. In questo modo, le donne ed i bambini nei campi profughi si trovano in un limbo legale. Tuttavia, la crescente preoccupazione per la situazione in cui versano centinata di donne e bambini, molti dei quali sotto i sei anni, che rivendicano il loro diritto alla cittadinanza europea, sta spingendo gli esecutivi europei ad esaminare le modalità con cui queste persone possono essere riportate in Europa. In quest’ottica, la sentenza belga del 26 dicembre è una conferma di questa inversione di tendenza da parte dei governi europei.

Per quanto riguarda il procedimento per ottenere il rientro in Belgio dei sei bambini, la corte ha incaricato lo Stato belga di entrare in contatto con le autorità che controllano il campo profughi, anche attraverso i canali diplomatici di altri membri dell’Unione Europea. Il Belgio, dal 2011, non ha una rappresentanza consolare in Siria e non è dunque in grado di aiutare le famiglie belghe che si trovano nel Paese.

 Secondo quanto riferisce il Telegraph, in proporzione alla sua popolazione, il Belgio è uno dei Paesi da cui parte il maggior numero di foreign fighters diretti in Siria ed in Iraq. Nel 2013, più di 400 persone hanno lasciato il Paese per entrare nelle fila dell’ISIS o di Al-Qaeda.

Fino ad ora, a causa delle festività, non sono stati rilasciati commenti né dal tribunale né dall’avvocato delle due donne. Il portavoce del ministro degli Esteri ha dichiarato che la situazione verrà analizzata insieme ai ministri della Giustizia e dell’Interno.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Cristina Lipari

di Redazione

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