Capo dei servizi di sicurezza siriano in visita in Egitto

Pubblicato il 25 dicembre 2018 alle 6:01 in Egitto Siria

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Il capo dei servizi di sicurezza siriano, Ali Mamluk, ha intrattenuto colloqui con alcuni ufficiali egiziani, al Cairo, nel corso dei giorni passati, in quella che al-Monitor ha definito una “visita rara di un ufficiale siriano in Egitto”.

Il viaggio di Mamluk nel Paese nordafricano è avvenuto su invito del capo dell’intelligence egiziano, Abbas Kamel, a una settimana di distanza dalla visita a sorpresa a Damasco del presidente del Sudan, Omar al-Bashir. È stata la prima visita in Siria di un leader arabo dallo scoppio del conflitto, nel marzo 2011.

Nel corso dei colloqui, Mamluk e la controparte egiziana hanno discusso diverse questioni di interesse comune, tra cui temi legati alla sicurezza, alla politica e alla lotta contro il terrorismo. Si è trattata della seconda visita effettuata dall’ufficiale dei servizi segreti siriano al Cairo dall’inizio della guerra in Siria. L’ultimo viaggio era avvenuto nell’ottobre 2016, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa siriana SANA.

Mamluk è stato nominato capo della sicurezza nazionale nel 2012, dopo che Damasco era stata colpita da un’esplosione in cui erano rimasti uccisi 4 ufficiali siriani, ed è considerato un membro chiave della cerchia del presidente Bashar al-Assad, oltre che ad essere presente nella lista degli individui siriani sanzionali dall’Unione Europea. A novembre, la Francua ha emesso un mandato di arresto nei confronti di tre ufficiali dell’intelligence siriana, tra cui Mamluk, ritenuto “complice di torture e di crimini di guerra” insieme agli altri due.

Il conflitto siriano, dal marzo 2011 ad oggi, ha causato la morte di oltre 360.000 persone, e la dispersione di altri milioni. Dal febbraio 2017, il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi ha dichiarato apertamente di supportare il regime di Assad, informando di aver inviato forze ad assisterlo. Già nel novembre 2016, al-Sisi aveva riferito che l’obiettivo dell’Egitto era appoggiare gli eserciti nazionali, come in Libia, in Iraq e in Siria.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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