Turchia: aperta indagine su partita di armi turche sequestrate in Libia

Pubblicato il 24 dicembre 2018 alle 6:01 in Libia Turchia

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Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, sabato 22 dicembre, in occasione della sua visita in Libia, ha annunciato l’apertura di un’indagine relativa a una partita di armi trafficata dalla Turchia al Paese africano.

Giovedì 20 dicembre, i funzionari libici avevano comunicato di aver sequestrato, nel porto di Khoms, due container pieni di armi e munizioni camuffati da materiali di costruzione. Secondo quanto riportato da Reuters, la spedizione dalla Turchia conteneva più di 3.000 pistole turche e non, fucili da caccia e munizioni. Inoltre, il giorno precedente allo stesso porto era stato sequestrato un cargo contenente circa 5,5 milioni di proiettili turchi. Le amministrazioni rivali della Libia hanno chiesto spiegazioni, mentre la missione delle Nazioni Unite nel Paese ha definito “estremamente sconcertante” l’accaduto. L’ONU ha dichiarato che i suoi esperti indagheranno sulla partita.

Da parte sua, Cavusoglu ha sottolineato che verranno presi seri provvedimenti a riguardo. “Stiamo avviando una indagine per determinare come le armi siano state caricate nei container e in che modo siano entrate in Libia” ha aggiunto il ministro turco. L’uomo ha accusato Paesi arabi e occidentali non specificati di inviare “carrarmati, missili e droni” in Libia, facendo riferimento al presunto sostegno esterno al governo del generale Khalifa Haftar, rivale di quello ufficialmente sostenuto a livello internazionale e stanziato a Tobruk. Da parte sua, Haftar accusa regolarmente la Turchia e il Qatar di sostenere a livello militare e finanziario i suoi rivali, inclusi i gruppi islamisti.

Il capo del Governo di Accordo Nazionale, Fayez al-Sarraj, ha espresso profondo dispiacere per l’accaduto in una dichiarazione rilasciata dopo l’incontro con Cavusoglu. In tale documento è stato comunicato che la Turchia ha negato qualsiasi relazione ufficiale con la consegna di armi. Inoltre, è stato comunicato che Ankara e Tripoli lavoreranno insieme per indagare sull’accaduto.

Gli esperti dell’ONU hanno documentato spedizioni di armi in Libia provenienti da diversi Paesi, incluso Sudan, Egitto, Turchia e dagli Emirati Arabi Uniti, nonostante il Paese sia soggetto a un embargo sulle armi dalle rivolte del 2011, che avevano portato alla deposizione e alla morte dell’ex dittatore del Paese Muammar Gheddafi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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