Siria: ISIS sferra controffensiva a Hajin dopo l’annuncio del ritiro americano

Pubblicato il 21 dicembre 2018 alle 13:23 in Medio Oriente Siria

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I militanti dell’ISIS stanno conducendo una controffensiva nell’Est della Siria, proprio all’indomani dell’annuncio del presidente Donald Trump di ritirare le truppe americane dal Paese mediorientale.

La notizia è stata resa nota da un portavoce delle Syrian Democratic Forces (SDF), Mustafa Bali, il quale ha riferito che i terroristi hanno contro-attaccato i loro combattenti a Hajin, città che era stata liberata con l’aiuto della coalizione internazionale a guida americana il 14 dicembre. Ad avviso del portavoce, l’attacco dei jihadisti dimostra che, dopo aver appreso la decisione degli USA, i terroristi sono fiduciosi di poter riprendere il terreno perduto.

Il quotidiano The New Arab riporta che sono stati inviati rinforzi alle SDF da parte della coalizione a guida USA, nonostante la decisione di Trump. La sera di giovedì 20 dicembre, un convoglio di 20 camion è giunto presso una delle basi della coalizione a Hijan, trasportando carburante e equipaggiamento ingegneristico. Tale informazione è stata confermata dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, il quale ha riferito che i rinforzi sono stati spediti da una base della coalizione USA nel Kurdistan iracheno.  

Le offensive per liberare Hajin, ultima roccaforte dell’ISIS in Siria, vicino al confine con l’Iraq erano iniziata il 10 settembre. Un comandante locale della coalizione internazionale a guida USA ha riferito che nell’area, sono presenti ancora circa 5.000 jihadisti armati.

Gli Stati Uniti erano intervenuti nel conflitto siriano il 15 giugno 2014 con l’operazione Inherent Resolve, nonostante la contrarietà del presidente al-Assad, che aveva definito la mossa americana “illegittima e illegale”. Inherent Resolve, l’operazione militare statunitense contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, avviata su richiesta ufficiale di sostegno avanzata dal governo iracheno, era iniziata come supporto militare alle forze curde che combattono l’ISIS. In seguito si è espansa includendo altresì altre missioni mirate a mantenere la pace tra le forze del regime e i ribelli siriani e ad aiutare nella ricostruzione del Paese.

Il 19 dicembre, Trump ha ordinato il ritiro di 2.000 truppe americane dalla Siria, ponendo fine improvvisamente alla campagna militare contro lo Stato Islamico e cedendo, di fatto, un Paese mediorientale strategico alla sferra di influenza della Russia e dell’Iran. Il presidente ha giustificato la mossa dichiarando che la lotta contro l’ISIS è ormai finita. Il giorno seguente, il segretario della Difesa USA, James Mattis, ha presentato le dimissioni, poiché in disaccordo con la posizione di Trump.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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