Giappone – Corea del Sud: proteste per incidente con radar

Pubblicato il 21 dicembre 2018 alle 17:20 in Corea del Sud Giappone

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Il ministro della difesa giapponese, Takeshi Iwaya, “ha fortemente protestato” contro la Corea del Sud dopo che un cacciatorpediniere della Corea del Sud avrebbe bloccato il suo radar di mira su un aereo di sorveglianza giapponese. Iwaya, in conferenza stampa nel suo Ministero venerdì 21 dicembre, ha descritto l’azione come “estremamente pericolosa” e che potrebbe causare “una situazione inaspettata”.

Il ministro ha poi affermato che l’incidente è avvenuto in un momento in cui è stato richiesto un maggiore coordinamento tra i due vicini asiatici per affrontare questioni quali il programma nucleare e missilistico della Corea del Nord, la sicurezza marittima e le catastrofi naturali. Iwaya ha poi aggiunto che il Giappone “esorterà la Corea del Sud a prevenire di ripetersi”.

La risposta di Seul non è tardata ad arrivare. Il ministro della Difesa, Song Young-moo, ha dichiarato che il cacciatorpediniere stava eseguendo operazioni di routine. “Stavamo utilizzando un radar come parte dell’operazione, ma non era destinato a tracciare alcun velivolo da pattuglia giapponese”, ha comunicato il Ministero in una nota, aggiungendo che si era già confrontato con il governo giapponese, ma comunque disponibile per “ulteriori spiegazioni in modo che non ci siano equivoci”.

Il radar di controllo è usato per individuare la posizione di un bersaglio per missili o proiettili.  L’azione di dirigere il radar su un bersaglio può essere considerato un passo dal tiro vero e proprio. Il ministro Iwaya ha riportato alla stampa che il cacciatorpediniere della Corea del Sud ha diretto il radar su un aereo della P-1 della marina giapponese, che stava conducendo la sorveglianza dalla penisola di Noto, nel Mar del Giappone, nella serata di giovedì 20 dicembre.

Una situazione simile è accaduta all’inizio del 2013. Una nave cinese ha diretto un radar simile a quello sudcoreano su una nave della marina giapponese, spingendo il primo ministro Shinzo Abe a sollecitare Pechino a non alimentare la tensione sulle controverse isole del Mar Cinese orientale.

Corea del Sud e Giappone condividono una storia complicata che include la colonizzazione giapponese della penisola coreana dal 1910 al 1945. L’armata occupante, in questo periodo, ha compito diversi crimini, tra i quali, appunto. la mobilitazione forzata del lavoro. I fatti riportati hanno a lungo ostacolato una diplomazia pacifica tra i due Stati, ma ancora oggi creano tensioni. Nel dicembre 2017, il governo coreano ha messo in discussione l’accordo siglato nel 2015 tra le due potenze rispetto al risarcimento per le “donne di conforto”, eufemismo giapponese usato per donne e ragazze obbligate a prostituirsi per i soldati nipponici durante l’occupazione della penisola.

In più, la porzione di mare nella cui zona aerea è accaduto l’incidente è da sempre oggetto di contesa. Il Mar Cinese Orientale, che divide i due Paesi, è parte dell’Oceano Pacifico ed è nelle mire della Corea del Sud, della Cina e del Giappone, poiché è ricca di giacimenti di gas naturale.  Pechino e Tokyo si contendono l’arcipelago Senkaku, dove nel 2013 l’amministrazione cinese ha stabilito una zona di sorveglianza aerea. La disputa non è però mai sfociata in atti di violenza. Il Giappone, tuttavia, ha recentemente attivato, con l’aiuto degli Stati Uniti, la sua prima unità marina dalla Seconda guerra mondiale ed ha intensificato i controlli aerei per difendere le isole occupate specialmente dalla minaccia cinese.

L’ultima tensione tra Tokyo e Seul nel Mar Cinese Orientale risale a fine novembre, quando un gruppo di parlamentari sudcoreani ha visitato per la seconda volta, non curandosi delle proteste giapponesi, l’arcipelago Takeshima, la cui sovranità è contesa tra i due Stati.

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di Redazione

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