Corea del Sud: risarcimento per il caso storico di lavori forzati per imprese giapponesi

Pubblicato il 20 dicembre 2018 alle 16:15 in Corea del Sud Giappone

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Più di un migliaio di cittadini sudcoreani hanno citato in giudizio il governo, giovedì 20 dicembre, per ottenere un risarcimento per il lavoro forzato sotto le imprese giapponesi durante la Seconda guerra mondiale.

Il caso rientra in una delle numerose dispute storiche che intrecciano i legami tra i due Paesi. Seul e Tokyo, solamente ad ottobre, si sono scontrati sulle conseguenze di una sentenza storica della Corte Suprema della Corea del Sud sulla compagnia Nippon Steel & Sumitomo Metal Corp. L’azienda giapponese deve ricompensare 4 coreani, costretti ai lavori forzati durante il conflitto, poiché il trattato del 1965, che ha normalizzato i rapporti diplomatici tra i due Paesi, non ha fatto valere il loro diritto al risarcimento.

Nell’ambito di tale accordo, la Corea del Sud ha ricevuto 300 milioni di dollari in aiuti economici e 500 milioni in prestiti da parte del Giappone, affinché venissero ritenute saldate tutte le questioni relative alla compensazione precedenti al trattato. I soldi ricevuti sono stati impiegati nella ricostruzione delle infrastrutture e per far ripartire l’economia del Paese, devastata dalla guerra inter-coreana durata 3 anni e terminata nel 1953.

Un gruppo di 1.103 individui, precedentemente obbligato ai lavori forzati, ha dunque dichiarato di aver intentato una causa chiedendo al governo coreano di assegnare 100 milioni di won (circa 88.500 dollari) a ciascuno di loro, in cambio di un più tradizionale risarcimento diretto proprio perché lo Stato aveva già ricevuto i fondi dal Giappone.

Il presidente sudcoreano Moon Jae-in si è schierato dalla parte dei contestatori, dichiarando che rispetta la decisione di far valere i diritti individuali al risarcimento. Il caso si aggiunge a tre cause precedentemente sollevate dall’anno scorso da un totale di 283 vittime e le loro famiglie. Il ministero degli esteri ha rifiutato di commentare. “I due governi hanno firmato l’accordo del 1965 senza chiedere a un singolo operaio forzato”, ha commentato con i giornalisti l’organizzatore della class action, Choi Yong-sang.

Più di 220.000 sudcoreani si sono dichiarati vittime dei lavori forzati nel 2005, quando la questione è venuta allo scoperto dopo il rilascio di alcuni trascritti diplomatici degli anni ’60. Il governo ha offerto “fondi di condoglianza” dal valore di 20 milioni di won alle famiglie di quasi 80.000 cittadini morti all’estero, scomparsi o feriti. La restante parte, quindi comprendente dei 1.103 individui, non ha ricevuto denaro, secondo l’avvocato per i querelanti Park Jong-gang. L’avvocato ha dichiarato alla stampa che la parte in causa non crede che gli aiuti dal valore di 300 milioni spetti a lei, ma che la natura del fondo sia quella di risarcimento delle vittime, “mentre il governo l’ha usato per tutt’altra funzione”.

Le vittime sopravvissute, meno di 10, e circa 300 membri di famiglie in lutto si sono riunite in conferenza, alcuni indossando cappelli bianchi tradizionali che recitano “compensi” e altri in possesso di uno striscione che recita “il governo ci deve compensare”.

I due Paesi condividono una storia complicata che include la colonizzazione giapponese della penisola coreana dal 1910 al 1945. L’armata occupante, in questo periodo, ha compito diversi crimini, tra i quali, appunto. la mobilitazione forzata del lavoro. I fatti riportati hanno a lungo ostacolato una diplomazia pacifica tra i due Stati, ma ancora oggi creano tensioni. Nel dicembre 2017, il governo coreano ha messo in discussione l’accordo siglato nel 2015 tra le due potenze rispetto al risarcimento per le “donne di conforto”, eufemismo giapponese usato per donne e ragazze obbligate a prostituirsi per i soldati nipponici durante l’occupazione della penisola.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.