Il Libano potrebbe formare un nuovo governo questa settimana

Pubblicato il 18 dicembre 2018 alle 13:29 in Libano Medio Oriente

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Il Libano potrebbe formare un nuovo governo questa settimana. È quanto ha riferito il ministro delle Finanze, Ali Hassan Khalil, facendo sperare che lo stallo in corso ormai da sette mesi possa essere superato. A suo dire, il governo verrà formato “entro qualche giorno” se la direzione positiva assunta dai lavori continuerà.

La formazione di una nuova guida politica è stata ostacolata per mesi da gruppi rivali che hanno presentato domande conflittuali per i portafogli da assegnare in seno al Gabinetto, il quale deve essere formato in linea l’assetto istituzionale libanese. La Costituzione del Libano si basa su un sistema di condivisione confessionale del potere e, di conseguenza, i ruoli istituzionali devono essere assegnati a personalità appartenenti alle diverse religioni, in modo che ogni comunità religiosa abbia una propria quota di seggi riservata in Parlamento. Le maggiori cariche dello Stato, inoltre, devono essere ripartite tra le tre confessioni più numerose, facendo sì che il presidente della Repubblica sia un cristiano maronita, il primo ministro un musulmano sunnita, e il presidente del Parlamento un musulmano sciita.

Una fonte vicina al premier liberasse, Saad Hariri, ha riferito a Reuters che “la situazione induce ad essere ottimisti” e che è molto probabile che a breve verrà trovato un accordo. Essendo fortemente indebitato e afflitto da un’economia stagnante, il Libano ha un disperato bisogno di un’amministrazione che possa avviare riforme economiche a lungo termine stabili.

L’ultimo scontro politico ha riguardato la rappresentanza sunnita musulmana, con un gruppo di parlamentari sunniti alleati di Hezbollah che ha chiesto un seggio al governo per via dei risultati ottenuti alle elezioni di maggio, in cui Hariri ha perso più di un terzo dei suoi parlamentari. Il premier, che rimane il principale leader sunnita libanese nonostante le perdite, ha escluso di cedere uno dei suoi seggi al governo a uno dei sei sunniti alleati di Hezbollah, noti anche per i loro legami con il governo siriano del presidente Bashar al-Assad. Tuttavia, nel quadro di un compromesso che sta prendendo forma, i sunniti alleati di Hezbollah dovranno presentare i nomi dei candidati ministeriali da includere nel governo, piuttosto che insistere sul fatto che essi stessi dovrebbero ottenere il seggio. In cambio, vogliono che Hariri riconosca la loro posizione politica come un gruppo di sunniti indipendenti. 

Hezbollah, in arabo “Partito di Dio”, è un’organizzazione paramilitare sciita libanese nata nel 1982 che si è trasformata, nel tempo, in un partito politico locale. Alcuni Paesi considerano un gruppo terroristico soltanto l’ala militare di Hezbollah, facendo una distinzione con il partito politico. Tale distinzione è stata effettuata finora dalla Gran Bretagna che, dal 2008, ha bandito soltanto l’ala militare di Hezbollah. Gli Stati Uniti, al contrario, non effettuano una simile separazione. Da parte sua, l’Unione Europea ha bandito l’ala militare di Hezbollah nel 2012, in seguito ad un attacco contro i membri di un’organizzazione israeliana in Bulgaria, in cui morirono 5 israeliani e un bulgaro musulmano.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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