Presidente del Sudan primo leader arabo a visitare la Siria dallo scoppio della guerra

Pubblicato il 17 dicembre 2018 alle 9:07 in Siria Sudan

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Il presidente del Sudan, Omar al-Bashir, ha visitato Damasco, divenendo il primo leader di un Paese arabo a visitare la Siria dallo scoppio della guerra civile, il 15 marzo 2011.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa siriana SANA, Bashir è stato accolto nella capitale siriana dal presidente Bahsra al-Assad, insieme al quale si è diretto presso il palazzo presidenziale. I due hanno discusso i rapporti bilaterali e la situazione regionale. Durante i colloqui, hanno altresì concordato che la situazione in cui si trovano diversi Paesi arabi necessita nuovi approcci basati sul rispetto della sovranità e la non interferenza egli affari interni di ogni Stato. Ciò, ad avviso dei due presidenti, migliorerebbe le relazioni tra i Paesi e gioverebbe agli interessi dei popoli arabi.

Bashir ha affermato che l’indebolimento della Siria corrisponde ad un indebolimento della causa araba e, inoltre, ciò che è successo negli 8 anni passati non può essere separato dalla realtà. “Nonostante la guerra, la Siria continua ad aderire agli standard dei Paesi arabi”, ha affermato il leader sudanese. Da parte sua, al-Assad ha confermato che, al di là di tutto ciò che è accaduto nel suo Paese negli anni passati, la Siria continua a credere nell’arabismo ed è impegnata a preservarlo. Il presidente siriano ha altresì notato che la dipendenza dall’Occidente di alcuni Stati arabi non porta alcun beneficio alle loro popolazioni, motivo per cui è meglio aderire all’arabismo e alla causa delle nazioni arabe.

Alla fine del colloquio, al-Assad ha ringraziato Bashir per la visita, promettendo di impegnarsi ad approfondire e rafforzare le relazioni tra Siria e Sudan, riportando alla luce il legame che c’era prima dello scoppio della guerra. Come chiarisce al-Jazeera Eglish, non è stato reso noto il motivo preciso della visita del presidente sudanese.

Poco dopo l’inizio del conflitto, la Siria venne espulsa dalla Lega Araba, formata da 22 Paesi. Gli altri membri sanzionarono il regime di Damasco per le azioni di al-Assad, condannando il suo uso sproporzionato della forza e la sua incapacità di negoziare con l’opposizione. Tuttavia, con il proseguire del conflitto, e con il pendere della situazione a favore di al-Assad e del suo alleato russo, alcuni Stati della rregione hanno espresso nuovamente interesse a rilanciare i legami con la Siria. Non a caso, lo scorso ottobre il presidente siriano ha riferito che il suo Paese aveva raggiunto un punto di incontro con alcuni Paesi arabi, senza tuttavia indicare quali.

Solo una settimana prima, il ministro egli esteri del Bahrein si era schierato in favore della controparte siriana in seno ad un meeting dell’Assemblea Generale dell’Onu a News York, mentre la Gordania, sempre ad ottobre, ha riaperto il passo di Nassib verso la Siria, così come Israele che ha parzialmente riaperto il passaggio di Quneitra, che attraversa le Alture del Golan.

Il Sudan è guidato da al-Bashir dal 30 giugno 1989, che porta avanti pratiche brutali contro i propri cittadini. Dopo aver concentrato tutto il potere nella capitale Karthoum, le aree circostanti sono state marginalizzate ed è stata attuata una violenta repressione contro i residenti non musulmani, soprattutto nella regione del Darfur e nel sud del Paese. Il conflitto nel Darfur è scoppiato precisamente il 26 febbraio 2003, quando diversi gruppi di ribelli etnici africani hanno preso le armi contro il governo arabo locale, accusandolo di apartheid. Khartoum insiste sul fatto che il conflitto nel Darfur si sia concluso, ma la missione ibrida delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana in Darfur (UNAMID), attivata all’inizio del conflitto, non è ancora stata sospesa. Secondo le stime delle Nazioni Unite, più di 300.000 persone sono morte a causa della guerra e circa 2.5 milioni sono gli sfollati.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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