Israele: accolta tiepidamente la mossa australiana

Pubblicato il 16 dicembre 2018 alle 18:51 in Australia Israele

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le autorità israeliane hanno manifestato un’accoglienza tiepida, se non critica, della mossa australiana inerente al riconoscimento di Gerusalemme Ovest come capitale di Israele, ed è stato giudicato “un errore” il fatto che Canberra non abbia riconosciuto a Israele il controllo di tutta a città, ma solo della parte ovest.

Nella giornata di domenica 16 dicembre, il Ministero degli Esteri di Israele ha risposto tiepidamente alla dichiarazione australiana del giorno prima, definendola “un passo nella giusta direzione”. Durante la riunione di gabinetto di domenica, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha preferito non commentare l’avvenimento, spiegando che non c’è niente da aggiungere al dispaccio del Ministero. Tzachi Hanegbi, invece, che svolge il ruolo di consulente di Netanyahu e di ministro della Cooperazione regionale nell’ala conservatrice del partito Likud, ha criticato apertamente la mossa australiana, nonostante Canberra sia “un caro e intimo amico da molti anni”. Hanegbi ha affermato che gli israeliani si rammaricano dell’errore commesso all’interno di una notizia per il resto positiva, riferendosi alla soluzione dei due Stati, avvocata dal premier australiano a latere della dichiarazione di sabato. Il ministro ha concluso con tali parole: “Non c’è divisione tra l’est e l’ovest della città. Gerusalemme è una e una sola, unita. Il controllo di Israele su di essa è eterno. La nostra sovranità non verrà sporzionata né minata. E speriamo che l’Australia troverà presto un modo di rimediare all’errore che ha commesso”.

Nella giornata di sabato 15 dicembre, il Primo Ministro australiano, Scott Morrison, aveva dichiarato che l’Australia riconosce formalmente Gerusalemme Ovest come capitale dello Stato di Israele, aggiungendo che però l’ambasciata non verrà spostata da Tel Aviv fino a quando non sarà raggiunto un accordo di pace con i palestinesi. Tuttavia, nella medesima occasione Morrison ha anche ribadito l’appoggio del suo Paese alla soluzione a due Stati con, a fianco alla capitale israeliana a Gerusalemme Ovest, anche una capitale palestinese a Gerusalemme Est. Tale affermazione non è andata a genio al pubblico israeliano.

Israele sostiene che l’intera città di Gerusalemme sia la propria capitale, ivi incluso il settore orientale che lo Stato ha annesso in seguito alla guerra del Medio Oriente del 1967, e di conseguenza esige che tutte le ambasciate siano situate lì. La comunità internazionale ritiene che lo stato di Gerusalemme debba essere deciso, e la situazione risolta, tramite trattative e negoziazioni tra le parti. A oggi, la questione israelo-palestinese inerente alla capitale Gerusalemme, che è patria di siti sacri tanto per i musulmani e gli ebrei quanto per i cristiani, costituisce uno dei maggiori ostacoli al raggiungimento di un accordo di pace tra Israele e la Palestina.

Sabato 14 dicembre, il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat, ha affermato che la mossa australiana è stata dettata cinicamente da problemi di politica interna, e ha ribadito che “lo stato di Gerusalemme, nella sua totalità, resta una questione aperta alle trattative, mentre Gerusalemme Est, d’accordo con il diritto internazionale, è integralmente parte del territori palestinesi occupati”.

Lo scorso ottobre, Morrison aveva già affermato di essere aperto al trasferimento dell’ambasciata da Tel Aviv. A maggio, la decisione del presidente americano, Donald Trump, di spostare l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme era stata accolta a braccia aperte da Israele, ma aveva attirato le ire dei palestinesi e creato enormi tensioni sia tra i Paesi arabi sia tra gli alleati occidentali. L’annuncio di Morrison nel mese di ottobre era giunto del tutto inaspettato, ed era stato accolto cinicamente in quanto precedeva di pochi giorni una cruciale elezione straordinaria in cui egli faceva leva su un bacino elettorale con forte preponderanza di origine ebraica; votazioni che, in seguito a tali speculazioni, avevano dunque determinato la sconfitta del partito del premier.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.