Rep. Dem. del Congo: UE rinnova sanzioni contro 14 individui

Pubblicato il 11 dicembre 2018 alle 9:31 in Europa Rep. Dem. del Congo

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Unione Europea ha rinnovato le sanzioni contro il leader del partito di governo della Repubblica Democratica del Congo, Emmanuel Ramazani Shadary, e altre 13 persone, a sole due settimane dalle elezioni presidenziali.

Shadary era stato sanzionato dall’UE nel corso dell’anno passato per aver ostruito il processo elettorale e per aver effettuato una violenta repressione nei confronti dei manifestanti contrari alle sue azioni. Il rinnovo delle misure restrittive prevede il congelamento degli asset e un divieto di viaggio per Shadary e gli altri 13 individui.

Nonostante ciò, Shadary è il candidato favorito dal presidente Joseph Kabila, il cui consigliere, Kikaya Bin Karubi, ha riferito che la mossa europea equivale ad un’intromissione nelle elezioni congolesi. “Lo abbiamo detto molte, volte, crediamo che queste sanzioni, oltre a essere dettate da motivazioni politiche, sono ingiuste e arbitrarie”, ha spiegato Karubi, aggiungendo che il loro rinnovo a due settimane dalle elezioni costituisce un fatto ancora più grave.

Il ministro degli Esteri della repubblica Democratica del Congo, Raymonf Tshibanda N’tungamulongo, in precedenza, aveva sollevato la questione delle sanzioni con l’Alto Rappresentante dell’UE, Federica Mogherini, alla quale aveva chiesto la loro sospensione in vista delle elezioni, almeno per un periodo di tempo. Al contempo, Human Right Watch ha contattato Mogherini, esortandola a mantenere in vigore le misure restrittive. L’organizzazione umanitaria ha specificato che la repressione del dissenso nel Paese africano stava continuando e che i responsabili di tale situazione non erano stati processati.

Dopo aver guadagnato l’indipendenza dal Belgio, nel 1960, la Repubblica Democratica del Congo, Stato africano ricco di risorse, non è mai riuscito ad effettuare una transizione di potere pacifica. La violenza ha raggiunto il culmine e si è estesa in tutta la nazione dopo che Kabila, nel dicembre 2016, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Da allora, il conflitto ha spinto più di 1 milione e mezzo di congolesi ad abbandonare le proprie case, mentre più di 3.000 sono morti, tra l’ottobre 2016 e l’agosto 2017, nella sola regione di Greater Kasai. 

Il 4 agosto 2017, l’UNICEF ha denunciato la situazione, rendendo noto che la Repubblica Democratica del Congo stava affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Oltre agli scontri continui, nel Paese sono diffuse pratiche come la tortura, i rapimenti, le esecuzioni e il reclutamento di bambini soldato. Tajudeen Oyewale, rappresentante dell’UNICEF per la Repubblica Democratica del Congo, ha riferito che complessivamente 850.000 bambini sono stati dispersi nel corso delle violenze. Il 20 marzo scorso, le Nazioni Unite hanno condannato le forze di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo per le uccisioni compiute durante operazioni illegali e ingiustificate per sedare le proteste durante il 2017 e nei primi mesi del 2018. Secondo quanto riferito dall’ufficio per i Diritti Umani dell’Onu, le autorità congolesi hanno fatto ricorso all’uso della forza contro i manifestanti, cercando di insabbiare le violazioni dei diritti umani nascondendo i cadaveri delle vittime. Il presidente Kabila ha sempre smentito le accuse.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.