Armenia: vince Pashinyan

Pubblicato il 11 dicembre 2018 alle 6:02 in Armenia

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Nikol Pashinyan ha vinto le elezioni anticipate in Armenia con oltre il 70% dei voti. La vittoria dell’alleanza guidata dal premier uscente “Il mio passo”, che riunisce attorno al Partito del Patto Civico del premier una serie di formazioni minori, è stata confermata dalla commissione elettorale centrale della repubblica transcaucasica. Solo altre due formazioni, Armenia Prospera e Armenia Illuminata, sono riuscite a superare lo sbarramento del 5%, conquistando rispettivamente l’8,4% e il 6,2%.

Rimane fuori dal parlamento il Partito Repubblicano Armeno, che ha governato il paese ininterrottamente dal 1999 allo scorso aprile, che ha conquistato il 4,7% dei voti. Fuori dal parlamento anche la Federazione Rivoluzionaria Armena (Dashnaktsutyun) ferma al 3,9%. La formazione, nota familiarmente come Dashnak, è il più antico partito politico della regione, fondato nel 1890 con l’obiettivo di ottenere l’indipendenza dell’Armenia allora divisa tra l’Impero Ottomano e l’Impero russo. 

L’affluenza è stata bassa e si è attestata attorno al 49%. Gli osservatori internazionali, inviati dall’OSCE, non hanno registrato frodi o brogli particolari, contrariamente a quanto accaduto nelle ultime consultazioni elettorali nel paese.

Pashinyan, eletto dal parlamento lo scorso maggio al termine di una serie di manifestazioni di piazza passate alla storia come la rivoluzione di velluto armena che ha posto termine al lunghissimo governo di Serzh Sargsyan, ha dunque vinto la sua sfida e ottenuto il massiccio sostegno alle sue politiche chiesto alla popolazione. 

L’ambizioso programma di riforme politiche del premier, in particolare in campo economico e volte a favorire la mobilità sociale e il rientro in patria della diaspora, ha ottenuto il favore dell’elettorato. Pashinyan ha ribadito in campagna elettorale la propria intenzione di far ulteriormente avanzare le relazioni con Stati Uniti e Unione Europea, cercando al contempo di mantenere le ottime relazioni che legano Erevan e Mosca, che in Armenia dispone della base militare più importante della regione. 

Anche Armenia Illuminata e Armenia Prospera, guidata dall’imprenditore ed ex campione di lotta, Gagik Tsarukyan, facevano parte dell’alleanza di governo uscente. La legge armena prevede che il 30% dei seggi del parlamento monocamerale di Erevan, indipendentemente dal risultato elettorale, spettino all’opposizione. Le due formazioni, dunque, finora alleate di Pashnyan, si divideranno un numero di seggi largamente superiore a quello corrispondente alla percentuale di voti ottenuta. Il Partito Repubblicano Armeno accusa la coalizione del premier di aver così aggirato la legge, assicurandosi tutti i seggi del parlamento e facendo dell’Armenia “un paese a partito unico”.

Pashinyan ha guidato lo scorso aprile proteste contro la nomina dell’ex presidente Serzh Sargsyan alla guida del governo. Sargsyan, presidente dal 2008 sino al 9 aprile scorso, era stato scelto dal Partito Repubblicano come primo ministro nonostante avesse ripetutamente promesso di non ambire all’incarico. La riforma costituzionale varata nel 2015, inoltre, fa del primo ministro la figura di riferimento della politica armena, avendo notevolmente ridotto i poteri presidenziali. 

Il 13 aprile scorso a Erevan e in altre città del paese hanno avuto inizio le proteste passate alla storia come “rivoluzione di velluto” sulla falsariga di quella cecoslovacca del 1989. Il successivo 23 aprile Sargsyan si è dimesso annunciando al paese “Nikol Pashinyan aveva ragione e io torto”. Pashinyan è stato eletto dal parlamento l’8 maggio e lo scorso ottobre ha sciolto la camera convocando le elezioni di domenica 9 dicembre, vinte trionfalmente.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dal russo e dall’inglese redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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