Brexit: May posticipa il voto sull’accordo con l’UE

Pubblicato il 10 dicembre 2018 alle 19:08 in Europa UK

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Il Primo Ministro del Regno Unito, Theresa May, ha posticipato il voto finale sull’accordo per la Brexit, pianificato per martedì, dopo una conference call con i ministri del suo gabinetto, lunedì 10 dicembre. Durante la stessa giornata, la Corte di Giustizia dell’UE ha dichiarato che Londra potrà unilateralmente ritirare la Brexit anche senza l’approvazione degli altri 27 Stati membri.

Secondo il Guardian, il posticipo sarebbe una chiara ammissione del fatto che la May non crede che l’accordo raggiunto possa essere approvato dalla Camera dei Comuni. Il motivo sta nel fatto che circa 100 membri del partito conservatore hanno dichiarato di essere contrari all’accordo. Questi ultimi si sono schierati in favore di una “Brexit senza accordo”, perché, a loro avviso, permetterebbe al Regno Unito di raggiungere più facilmente accordi commerciali con paesi terzi, nonché di determinare autonomamente le proprie regole. A questi si sono aggiunti circa 10 membri del partito Unionista Democratico, la formazione di destra dell’Irlanda del Nord che fa parte della maggioranza del governo guidato da Theresa May.

La votazione potrà essere posticipata addirittura fino all’inizio del prossimo anno, dal momento che il termine ultimo è il 21 gennaio. Tuttavia, ciò comporterebbe una riduzione del tempo disponibile far sì che le leggi necessarie per la Brexit vengano approvate dal Parlamento, data la scadenza del 29 marzo.

L’accordo in questione è stato raggiunto lo scorso 25 novembre da Theresa May e gli altri 27 capi di Stato e di governo dei Paesi membri dell’Unione.

In reazione alla notizia del posticipo del voto, la sterlina è crollata, raggiungendo il livello più basso degli ultimi 18 mesi. Per quanto riguarda le conseguenze economiche di una “Brexit senza accordo”, auspicata dagli euroscettici del partito Conservatore, il Financial Times ha pubblicato uno studio del Fondo Monetario Internazionale (FMI), che riferisce che, nel lungo periodo, tale eventualità costerebbe al Regno Unito circa il 6.2% del PIL, vanificando, in questo modo, quattro anni di crescita. Al contrario, nel caso in cui l’accordo raggiunto il 25 novembre venisse ratificato dai Parlamenti nazionali, l’economia del Paese si contrarrebbe solo del 2,6%. La maggior parte dei problemi sarebbero causati dall’aumento delle barriere commerciali con l’Unione Europea e dalla diminuzione degli investimenti.

Il Fondo ha dunque concluso che una Brexit senza accordo avrebbe un impatto negativo considerevole, specialmente qualora questa si verifichi senza un periodo di transizione, che consentirebbe alle imprese di adattarsi alla nuova situazione.  

Sempre lunedì 10 dicembre, la Corte di Giustizia dell’UE ha deciso che il Regno Unito potrà unilateralmente ritirare la Brexit. Per farlo, è sufficiente che Londra revochi la notifica della sua intenzione di lasciare l’Unione, che era stata presentata successivamente al referendum del 23 giugno 2016. La dichiarazione della Corte riferisce che uno Stato membro ha la possibilità di cambiare idea circa la sua volontà di lasciare l’Unione Europea fino all’entrata in vigore dell’accordo di recesso.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Cristina Lipari

di Redazione

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