Iran: esportazioni in Asia al minimo rispetto agli ultimi 5 anni

Pubblicato il 30 novembre 2018 alle 13:15 in Asia Iran

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Le statistiche sulle esportazioni del petrolio iraniano in Asia rivelano che le vendite hanno toccato il punto più basso negli ultimi 5 anni, secondo quanto riportato da Reuters.

I grandi acquirenti come Cina, Giappone e Corea del Sud hanno tagliato di netto il budget della compravendita di olio grezzo dal Paese asiatico dopo le sanzioni americane del 5 novembre, come dichiarato dalle amministrazioni stesse.

Gli Stati Uniti, poco prima dell’entrata in vigore delle nuove restrizioni, avevano autorizzato 8 Stati, tra cui quelli sopracitati, a continuare a comprare il petrolio di Teheran in cambio della riduzione graduale delle importazioni, in modo da non avere effetti troppo importanti sui prezzi del greggio. La decisione è stata presa per non svantaggiare gli alleati asiatici nella richiesta di petrolio e, di conseguenza, il presidente americano, Donald Trump, ha rimandato l’obbligo di non comprarlo per  altri 180 giorni, come riporta il quotidiano Bloomerang.

Cina, India, Giappone e Corea del Sud, il mese scorso, hanno importato circa 762.000 barili di petrolio al giorno dall’Iran, ovvero un calo del 56,4 % rispetto all’anno precedente, secondo i dati ufficiali. Questo segna il volume più basso di esportazioni dall’ottobre 2013, quando una precedente tornata di sanzioni dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea aveva investito la Repubblica Islamica.

Le importazioni di petrolio dalla Corea del Sud dall’Iran sono rimaste a zero per il secondo mese consecutivo in ottobre. A settembre, per la prima volta in 6 anni, la Corea non ha importato il prodotto. Negli altri cicli di sanzioni, il governo coreano è sempre stato in trattative con gli Stati Uniti per ottenere esenzioni sulle importazioni di greggio dall’Iran e, non a caso, dal 2012 al 2015, il Paese asiatico poteva acquistare petrolio iraniano con il solo limite di diminuire il volume dell’ordine. Tuttavia, dal momento che Seul non era certa di ottenere lo stesso trattamento anche nel 2018, ha deciso di sospendere tutte le importazioni in blocco.

I dati del Ministero dell’Economia nipponico hanno mostrato come le importazioni di greggio dal Paese islamico siano crollate del 71%, avendo acquistato 48.333 barili ad ottobre, il minimo negli ultimi sei mesi. Le importazioni giapponesi di novembre 2018 sono destinate a scendere a zero per la prima volta da luglio 2012 poiché, come riportano i dati Refinitiv, non è ancora stato comprato altro petrolio dall’ultima esportazione avvenuta i primi di ottobre.

 Anche le importazioni cinesi sul greggio persiano sono crollate del 64%, attestandosi sul 64% ad ottobre, quindi circa 247.000 barili, rispetto al mese precedente.

Seguono un trend diverso le importazioni indiane dall’Iran. Queste sono diminuite solo dello 0,2% in un anno, quindi dall’ottobre 2017. La maggior parte dei raffinatori indiani ha incrementato gli acquisti dall’Iran prima dell’ultima tornata di sanzioni statunitensi, poiché l’Iran offriva quasi la spedizione gratuita e periodi di credito prolungati.

Le previsioni per il futuro, secondo quanto riportato da Reuters, sono ancora insicure. La Corea del Sud, secondo quanto riferito da fonti nel settore, probabilmente manterrà a 0 le sue importazioni di petrolio dall’Iran fino alla fine dell’anno e riprenderà le spedizioni da gennaio. L’azienda giapponese JXTG Nippon Oil & Energy caricherà probabilmente il greggio dell’Iran verso la fine di dicembre. Un portavoce della società ha dichiarato, tuttavia, che la società sta valutando l’acquisto ma nessuna decisione è stata ancora presa.

Ad oggi, i rapporti tra Washington e Teheran sono caratterizzati da forti tensioni economiche e diplomatiche. Sotto l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti, che considerano l’Iran il principale nemico in Medio Oriente, stanno portando avanti una linea dura nei confronti di Teheran, promessa dall’attuale presidente americano fin dalla propria della campagna elettorale. I rapporti si sono cominciati ad incrinare nuovamente, dopo un periodo di relativa stabilità durante la presidenza Obama, a maggio 2018, quando la Casa Bianca ha annunciato il recesso dal Joint Comprehensive Plan of Action. Quest’accordo, stipulato tre anni prima con Iran, Germania e i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, prevedeva la fine del regime sanzionatorio contro il Paese asiatico, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte di quest’ultimo. Trump, dopo aver annunciato il ritiro dal JCPOA, il 7 agosto 2018 ha ripristinato le sanzioni americane contro la Repubblica Islamica e le società con cui effettua scambi commerciali, in disaccordo con gli altri firmatari del patto.

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di Redazione

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