Messico e USA trattano un “Piano Marshall” per l’America Centrale

Pubblicato il 27 novembre 2018 alle 6:02 in Messico USA e Canada

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Dopo gli scontri di domenica 25 dicembre alla frontiera con gli Stati Uniti, il governo entrante del Messico ammette che una politica di contenimento delle carovane migratorie non è al momento praticabile. Per cercare di trovare una via d’uscita dal fenomeno, l’amministrazione di Andrés Manuel López Obrador, che entrerà in carica sabato prossimo 1 dicembre, sta negoziando con gli Stati Uniti una sorta di piano Marshall per l’America centrale. 

Fonti del ministero degli Esteri di Città del Messico a conoscenza dei colloqui dicono che l’intento è quello di raggiungere un cambiamento di paradigma e l’obiettivo è quello di approfondire gli investimenti nel sud del paese, con il sostegno degli Stati Uniti. Punto centrale dell’accordo sarebbe quello di aumentare gli aiuti ai tre paesi del “Triangolo nord” dell’America Centrale (Guatemala, Honduras, El Salvador) e rendere al contempo le procedure migratorie messicane più flessibili. La speranza dell’equipe di López Obrador è che l’accordo venga chiuso entro maggio, in modo che possa dare risultati tangibili nel 2020. Già nelle scorse settimana il presidente eletto aveva lanciato un appello in tal senso a Donald Trump e a Justin Trudeau.

Il Messico si è impegnato a tenere sul proprio territorio i migranti attualmente partiti alla volta degli USA, mentre le autorità di frontiera statunitensi controllano le richieste di immigrazione e di asilo. Un impegno che, secondo fonti messicane, riguarda ad oggi, 9000 persone, un numero tuttavia destinato ad aumentare, spingendo López Obrador a cercare un accordo con Washington di più ampia portata. Un accordo che, se coinvolgesse il Canada, come spera il presidente eletto del Messico, darebbe portata continentale all’assistenza ai migranti. 

Fondamentali, nell’idea di López Obrador, sono gli aiuti diretti a Guatemala, Honduras e El Salvador. Il piano Marshall proposto dall’amministrazione entrante di Città del Messico prevede che gli Stati Uniti (e il Canada) aumentino gli aiuti ai tre paesi settentrionali dell’America centrale. Finora sono stati stanziati 600 milioni di dollari per il piano “Alliance for Prosperity”, lanciato a seguito della crisi del 2014 per l’aiuto ai bambini migranti, ma in pratica solo 200 milioni sono stati realmente investiti. Gli altri 400 sono ancora bloccati, principalmente a causa della complicata forma in cui opera l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID). 

Secondo il piano che il Messico ha proposto agli Stati Uniti, e di cui – informano fonti della diplomazia messicana – i governi centroamericani sono a conoscenza, l’aiuto aumenterebbe fino a 1,5 miliardi di dollari. I colloqui, che sono iniziati lo scorso settembre e sono diretti dal futuro ministro degli Esteri, Marcelo Ebrard, dovrebbero iniziare a dare risultati concreti sin da dicembre per raggiungere poi un accordo definitivo entro maggio del prossimo anno. Se così fosse, conferma Città del Messico, gli aiuti diverrebbero effettivi già nel 2019 e il piano funzionerebbe a pieno regime nel 2020; eventuali ritardi, sottolinea l’amministrazione messicana, renderebbero inutile il progetto e inefficaci gli aiuti stanziati, poiché il numero di migranti da gestire in territorio messicano sarebbe troppo cresciuto. 

Con i numeri attuali e in funzione dell’aumento degli aiuti a Guatemala, El Salvador e Honduras, Andrés Manuel López Obrador conta di assorbire in Messico i 200.000 migranti che ogni anno attraversano il paese diretti negli Stati Uniti, sviluppando in particolare gli stati del sud-ovest del paese. Finora, López Obrador ha puntato su tre progetti di sviluppo. Uno in Chiapas, che riguarda il rimboschimento nel sud dello stato, secondo il quale il governo prevede di piantare un milione di ettari di alberi da frutto grazie ai quali si creerebbero fino a 400.000 posti di lavoro, secondo il nuovo presidente. Il secondo piano riguarda tutto il sud-est del Messico, dove si prevede di costruire il cosiddetto “Treno maya”, una ferrovia di 1.500 chilometri che attraverserà gli stati di Tabasco, Chiapas, Campeche, Yucatan e Quintana Roo. Il terzo macro-progetto sarà un altro treno, il transistmico, una linea ferroviaria che collegherà il Pacifico (Oaxaca) con l’Atlantico (Veracruz).

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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