Yemen: Griffiths discute il controllo di Hodeida da parte dell’ONU con leader Houthi

Pubblicato il 24 novembre 2018 alle 10:48 in Medio Oriente Yemen

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Martin Griffiths, l’inviato delle Nazioni Unite per lo Yemen, si è recato nella città portuale di Hodeida per incontrare i ribelli Houthi e discutere il piano secondo il quale il controllo del porto verrà trasferito all’ONU.

Venerdì 23 novembre, Griffiths ha dichiarato di aver discusso con i funzionari Houthi il modo in cui le Nazioni Unite potrebbero contribuire a mantenere la pace a Hodeida. In seguito, il funzionario ha comunicato ai giornalisti di aver raggiunto un accordo con i ribelli secondo il quale l’ONU lavorerà attivamente e urgentemente per aprire una serie di negoziati che daranno all’ente un ruolo di guida, sia nel porto sia più ampiamente nel Paese. Griffiths ha fatto pressioni sulle due parti in guerra perché mantengano la pace nella città portuale.

Nella stessa giornata del 23 novembre, il portavoce dell’ONU, Rheal LeBlanc, ha dichiarato che l’organizzazione è pronta ad assumere il ruolo di supervisore nella gestione del porto, che prima dell’inizio della guerra civile, a marzo 2015, riceveva più del 70% delle importazioni del Paese. All’inizio del 2018, il capo dei ribelli Houthi, Abdel-Malik al-Houthi, si era detto pronto a consegnare il controllo di Hodeida nelle mani delle Nazioni Unite se la coalizione militare a guida saudita avesse fermato la sua offensiva contro la città. Riad e Abu Dhabi, tuttavia, considerano il porto il principale punto di entrata delle armi utilizzate dagli Houthi, e avevano accusato l’Iran di inviare loro missili, accuse che Teheran aveva respinto.

Griffiths era arrivato a Sana’a mercoledì 21 novembre e aveva incontrato il leader dei ribelli per discuterne la partecipazione al prossimo round di trattative. Mohammed Abdul Salam, un portavoce degli Houthi, ha dichiarato, giovedì 22 novembre, che durante l’incontro erano state discusse le condizioni per un cessate-il-fuoco e l’offerta di trattamenti medici provenienti dall’estero. Secondo Salam, al-Houthi avrebbe altresì chiesto la fine delle restrizioni economiche contro le aree sotto il controllo dei ribelli.

Entrambe le parti coinvolte negli scontri in Yemen hanno espresso il desiderio di trovare un accordo ma, al contempo, si sono accusate di ostacolare il processo di pace. Mentre la coalizione ha dichiarato che gli Houthi non si sono presentati ai colloqui di pace perché non sono interessati a porre fine al conflitto, i ribelli continuano a puntare il dito contro la coalizione. Tale ciclo di accuse e sfiducia non sta facendo altro che alimentare gli scontri e l’instabilità generale del paese, a discapito della popolazione yemenita. Tuttavia, il 16 novembre, il governo del Paese e i ribelli Houthi avevano accettato di partecipare ai negoziati di pace e, 3 giorni dopo, su richiesta dell’ONU erano stati interrotti gli attacchi aerei.

Lo Yemen, dal 19 marzo 2015, sta vivendo una guerra civile combattuta tra i ribelli sciiti Houthi e le forze governative del presidente Mansour Hadi, sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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