Siria: bombardamenti delle truppe governative uccidono 5 civili a Idlib

Pubblicato il 24 novembre 2018 alle 18:28 in Medio Oriente Siria

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I bombardamenti condotti, sabato 24 novembre, dalle forze governative siriane nella provincia settentrionale di Idlib, in mano ai ribelli, hanno causato la morte di 3 bambini e 2 donne. Il villaggio colpito si trova nella “zona demilitarizzata”.

A divulgare la notizia delle 5 vittime civili, nella giornata di sabato 24 novembre, è stato l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organismo di monitoraggio del conflitto siriano con base nel Regno Unito. L’Osservatorio ha riferito che i bombardamenti hanno colpito il villaggio di Jarjanaz, situato sul confine interiore della cosiddetta “zona demilitarizzata”, territorio cuscinetto largo dai 15 ai 20 chilometri sulla cui istituzione quale era stato raggiunto un accordo tra i leader di Mosca e Ankara in data lunedì 17 settembre. In tale occasione, il presidente russo, Vladimir Putin, e il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, avevano altresì annunciato che la nuova zona cuscinetto avrebbe separato i territori controllati dai ribelli di Idlib da quelli detenuti dai soldati del governo siriano; lo scopo primario di tale area è la deterrenza di un’offensiva militare di Damasco contro la provincia di Idlib. Da quando è entrato in vigore il suddetto accordo tra la Russia, alleato-chiave del governo del presidente siriano, Bashar al-Assad, e la Turchia, sono stati altresì registrati saltuari scontri a fuoco nella regione della Siria settentrionale.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, allarmate circa l’eventualità che scoppi una violenta battaglia terrestre, sono quasi 3 milioni gli abitanti della regione nord-occidentale siriana.

Idlib è l’ultimo rifugio dell’opposizione armata decisa a combattere contro il presidente Assad. La forza ribelle dominante è chiamata Tahrir al-Sham; si tratta di un’alleanza islamista capeggiata da combattenti che precedentemente avevano legami con al-Qaeda.

Negli ultimi anni, la provincia è stata utilizzata come “discarica” per vari gruppi ribelli sconfitti in altre parti del Paese. Non a caso, una serie di accordi di resa in battaglie antecedenti, come quelle di Daraa e Quneitra, ha permesso alle forze dell’opposizione di ritirarsi nella provincia. Tuttavia, ad oggi, se il territorio venisse riconquistato da Assad, per i ribelli non esisterebbe alcun rifugio. Secondo alcune stime statunitensi, sarebbero circa 30mila combattenti dell’opposizione presenti sul territorio, tuttavia secondo altri dati il numero si aggirerebbe intorno ai 100mila.

La Turchia, la quale appoggia una coalizione di gruppi ribelli, detiene una dozzina di postazioni di osservazione militari disseminate lungo il confine comune. Nonostante ciò, è importante notare che circa due terzi di Idlib sono controllati dall’ex affiliato di Al Qaeda, Hayat Tahrir al Sham (HTS), attivo con circa 10mila seguaci. Schierati contro di loro, ci sono circa 25mila truppe siriane, dozzine di unità corazzate, artiglieria pesante oltre che il supporto aereo e navale russo. Nel frattempo, il primo novembre, sono iniziati i pattugliamenti congiunti delle truppe turche e russe.

Un attacco a pieno titolo del regime siriano su Idlib sradicherebbe nuovamente circa 800mila persone, causando grossi problemi alle agenzie di soccorso, secondo le Nazioni Unite. Non a caso, il sottosegretario per gli affari umanitari e coordinatore delle emergenze per le Nazioni Unite, Mark Lowcock, già lunedì 10 settembre, aveva avvertito la comunità internazionale che un’offensiva guidata da Assad nella provincia di Idlib avrebbe potuto innescare la peggiore crisi umanitaria del XXI secolo. Nonostante ciò, riprendere il controllo della provincia nordoccidentale rappresenterebbe per il presidente siriano la vittoria della guerra civile in corso da 7 anni.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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