Egitto: 12 estremisti uccisi nel Nord del Sinai

Pubblicato il 23 novembre 2018 alle 7:18 in Africa Egitto

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La polizia egiziana ha ucciso 12 militanti estremisti nel Nord della Penisola del Sinai nel corso di un’operazione antiterrorismo. Gli agenti hanno fatto irruzione all’interno di tre edifici abbandonati, usati come nascondigli dai militanti. Secondo quanto riportato da un comunicato del Ministero dell’Interno, i primi ad aprire il fuoco sono stati gli estremisti, che hanno cominciato a sparare contro le forze di sicurezza che avevano circondato l’area. Tra i poliziotti non c’è stato alcun ferito.

La campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai 2018, è stata lanciata il 9 febbraio scorso dal governo egiziano, con l’obiettivo di abbattere i ribelli islamisti insieme a tutte le altre attività criminali che mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità del Paese. Nonostante il presidente Abdel Fattah al-Sisi avesse promesso che l’operazione “si sarebbe conclusa il prima possibile”, gli scontri continuano a verificarsi. Tuttavia, le iniziative stanno avendo successo, permettendo di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi.

In Egitto è in vigore lo stato di emergenza dal 10 aprile 2017. Il 2 gennaio scorso, il presidente egiziano, ha esteso tale misura per il periodo di 3 mesi, a causa del persistere della situazione di instabilità nel territorio. Inizialmente, Al-Sisi aveva imposto lo stato di emergenza nel Sinai del Nord il 25 ottobre 2014, dopo una serie di attacchi terroristici nella regione, che avevano causato la morte di 26 militari egiziani. Successivamente, il 10 aprile 2017, il presidente egiziano aveva esteso tale condizione a tutto il Paese, dopo l’uccisione di 47 persone negli attentati contro due chiese copte durante le celebrazioni religiose della domenica delle Palme. Il 15 aprile 2018, al-Sisi ha esteso di altri 3 mesi lo stato di emergenza nel Paese.

Secondo quando riportato dal Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, l’anno scorso, l’Egitto ha subito numerosi attacchi terroristici mortali. Nonostante gli sforzi del governo del presidente Abdel Fatah Al Sisi e delle forze di sicurezza egiziane (FSE), in particolare nel nord del Sinai, gli attacchi terroristici sono rimasti persistenti. Gli affiliate dell’ISIS, tra cui ISIS-Sinai Province (ISIS-SP) e un gruppo distinto che si autodefiniva Stato Islamico (IS Egitto), rappresentavano la minaccia più significativa, così come gruppi come Harakat Sawa’d Misr (HASM) e Liwa al- Thawra. Per gran parte dell’anno, questi attacchi hanno preso di mira principalmente il personale di sicurezza egiziano. Tuttavia, il 24 novembre 2017, terroristi affiliati all’ISIS hanno ucciso oltre 312 civili in una moschea Sufi nel Nord Sinai, compiendo il peggior attacco terroristico nella storia dell’Egitto. Ad aprile 2017, il governo egiziano ha poi approvato una legge che facilita il perseguimento di casi di terrorismo.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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